La sabbia e il mattone. È la metafora, secondo me felice, di chi intendeva far capire bene la differenza tra Cinquestelle e Lega. Soffi da un lato e la sabbia muove verso quel lato. Soffi dall’altro e la sabbia si sposta all’opposto. È il mattone che resta fermo.

Inaugurare la stagione del cambiamento senza curarsi di quale direzione dovesse prendere, è stato un modo di far prevalere la suggestione alla ragione, la speranza alla verità. Il cambiamento non è mai incolore e non è inodore. Se aggiungi lo sciroppo di amarena all’acqua, essa diverrà rossa: se vuoi la mandorla, sarà bianco latte.

E adesso cosa sono i Cinquestelle? Amarena o latte di mandorla? Qual è il principio che li guida? Scegliere un capro espiatorio ed assecondare Salvini nella ricerca ossessiva di un solo nemico cui far fronte, il migrante, cioè il povero, colui che non ha diritti? Oppure rappresentare proprio i senza diritti, naturalmente i tanti italiani che l’hanno perso, coloro che si trovano senza lavoro e senza futuro?

Scegliere la legalità come requisito essenziale al punto di farlo divenire perno insindacabile di ogni scelta successiva; oppure valutare secondo discrezione e opportunità politica? Perché nel primo caso l’alleato Matteo Salvini sarebbe stato già giudicato ed espulso dal cerchio delle amicizie grilline. Nel secondo caso no. Se il ministro dell’Interno, il ministro dell’Ordine, viene indagato perarresto illegale, che si fa? Si fa finta di non aver capito?

Scegliere di rappresentare i senza diritti, coloro che sono stati esclusi dal circuito del potere, in quale modo è compatibile con gli interessi economici anche cospicui che la Lega ha tutelato e continua a tutelare nell’area più ricca e popolata del Paese, cioè il Nord?

Avere la maggioranza dei consensi al Sud e poi ascoltare la proposta della Lega di ripopolarlo, come si fa nelle campagne venatorie, grazie a una tax free, un territorio in cui il vantaggio fiscale sia l’unica molla che lo fa vivere e non la lotta alla corruzione e alla delinquenza che lo dissangua, non alla difesa dei talenti che vengono espulsi da una classe dirigente ottusa, non alla bellezza dei suoi luoghi, alla forza millenaria della sua cultura, ha qualcosa di razionale, di praticabile, di coerente?

Per cambiare bisogna fare scelte. E le scelte hanno un costo anche politico. Se voglio dare un po’ di più a chi ha meno, devo togliere un po’ a chi ha di più. Se voglio combattere la mala politica non devo fare accasare gente che ha praticato la malapolitica, come sta succedendo al Sud con la Lega, nuovo approdo per una moltitudine di transfughi.

Se voglio che la Costituzione domini le mie gesta non posso accettare che dei maramaldi, come è accaduto sulla spiaggia di Castellaneta, inneggiando al ministro dell’ordine pubblico, stabiliscano da soli il nuovo ordine. E lo illustrino con le bandiere al vento. Questo si chiama fascismo, semplicemente.

I Cinquestelle hanno finora goduto di un vantaggio competitivo enorme: la crisi della reputazione dei partiti della sinistra e di quelli della destra storica. Un vantaggio che li ha premiati oltre ogni merito. Ma la sabbia, senza il cemento di una idea, la forza di un progetto, è destinata a volare via alla prima folata di vento.

L’autunno è vicino.

da: ilfattoquotidiano.it