L’Italia che scompare Alessandria del Carretto (Parco del Pollino) ha 450 abitanti. Se i figli non trovano posto, i genitori devono trasferirsi 

Se non apre la scuola, chiude il paese. L’insegnante c’è, l’edificio pure. Gli alunni ci sarebbero. Quel che manca è il codice meccanografico, il numero di serie attraverso il quale il sistema informatico del ministero riconosce un istituto scolastico, lo tiene in vita. Ad Alessandria del Carretto, il borgo più alto del Parco del Pollino, lungo il crinale montuoso da cui precipitano le acque del Raganello, il torrente che nei giorni scorsi ha inghiottito dieci escursionisti, la scuola media è finita al cimitero tre anni fa. E il suo codice eliminato. La scuola elementare aveva cessato di vivere già cinque anni fa, pace all’anima sua. E quella dell’infanzia, purtroppo, è sbarrata da un decennio.

“Che cosa rimane qui, il cimitero?”

In paese infatti si muore, non si nasce. Ogni anno perde venti abitanti, pur essendo uno dei borghi meglio tenuti d’Italia, classificato “borgo autentico”: la pietra è rimasta pietra, e ogni tegola, ogni porta, ogni anfratto è custodito dai 450 abitanti stanziali e amato dai suoi figli sparsi per il mondo che d’estate l’affollano.

Quest’anno però il miracolo: sono divenuti quattro i bimbi di tre anni. A quell’età negli altri luoghi d’Italia si accede alla scuola dell’infanzia. “Sono corso dalla dirigente scolastica, a Trebisacce, a implorarle di farci aprire la scuola. Senza di essa i genitori dei bimbi devono trasferirsi, perché la scuola più vicina è a 20 chilometri, che sarebbero nulla se ci fosse una strada. Ma abbiamo in dote poco più che una carrettiera, terra battuta, cemento consumato, buche a tratti, frane a tratti. Con le piogge la strada si inonda e si ammolla. A una frana si aggiunge l’altra e le riparazioni non seguono il corso logico delle cose ma la via gerarchica degli impegni: essendo noi pochi, poco valiamo. E aspettiamo che qualcuno si ricordi di noi. Col ghiaccio poi percorrerla si fa impresa ardita. Perciò se perdo la scuola perderò sia i bambini che i genitori, che troveranno conveniente trasferirsi. E uno di loro è gestore dell’unico bar e pizzeria, un altro è un imprenditore agricolo che dà lavoro a dieci famiglie. Cosa rimane qui, il cimitero?”. Vincenzo Gaudio, il sindaco elemosiniere, conta i danni: “Ho già perso il vigile urbano, poi la ragioniera, stavano per azzoppare l’ufficio postale, che vita è questa?”.

La legge e il fatidico numero 7

Se non apre la scuola, chiude il paese. Il Provveditorato avrebbe pure l’unità, l’insegnante disponibile a raggiungere il paese, ma non esiste più il codice. “La legge prevede il numero minimo di sette alunni. A quella soglia ci arriveremo l’anno prossimo, perché altri tre picciriddi hanno due anni. Ma ci arriveremo solo se quest’anno i quattro bambini non li perda per strada. E mi sono impegnato a investire 10 mila euro per attrezzare per bene l’aula, ripulirla, riscaldarla. Io lo ripeto: senza la scuola il mio paese chiude”.

Alessandria del Carretto è la capitale dell’Italia invisibile, quella che ci sta alle spalle e che non vediamo più, che scompare ogni giorno. Un migliaio di paesini cesseranno l’esistenza, secondo le proiezioni dell’Istat, tra una decina d’anni, e la desertificazione del crinale interno, dell’“osso” come lo definiva Manlio Rossi Doria, produrrà, come fosse acqua del Raganello, una corsa verso la costa, verso la cosiddetta “polpa”. Il paradosso di un Paese che vive crisi sistemiche nelle sue periferie metropolitane affollate e disperate, con presidi pubblici saturi, ingestibili per la pressione demografica che incombe, e all’opposto crisi sistemiche per spopolamento.

“Basterebbe aiutarci a stare in piedi. Dritti”

Le case ci sono e nessuno le abita, gli ospedali sono senza malati, le scuole esistono, ma chi le frequenta? Di qua il troppo, di là il niente. E anche quando succede il miracolo, come ad Alessandria del Carretto, di allineare finalmente quattro bambini che avrebbero diritto alla scuola nel loro paese, ecco la legge che vieta. Ancora il sindaco: “Io dico al ministro: senza la scuola non esiste la vita. Una comunità campa senza istruzione? E come? Con le forche e le lance? Il sapere è la nostra unica speranza. Perché l’assoluta indifferenza a questa altra Italia è il risultato dell’ignoranza. Avremmo da vivere e da dare da vivere, basterebbe aiutarci a stare in piedi. Dritti”.

 

Da: Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2018

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