SANTANCHÈ A FIORONI: “VOI NON AVETE NEANCHE LE PALLE DI DIRCI CHE FACCIAMO SCHIFO”

Con notevole piglio pitonesco ha avanzato la prova regina e ridotto al silenzio l’uomo che stava a fianco e tentava di infiorettarle una mestizia di lacca: “Voi non avete neanche le palle di dirci che vi facciamo schifo”. Niente, non è successo niente. Beppe Fioroni non ha dato segni di rivolta ideologica e Daniela Santanchè, imperiale nella sua smisurata cattiveria, non ha ritenuto di passare alle mani. Restano come sono, mezzi amici e mezzi nemici, né lontani né vicini, amanti nella tormenta, alleati tra le nuvole. Davvero impressionante il catalogo dei viventi che passeggiava ieri in Transatlantico in cerca di un perché, di una ragione di sopravvivenza o un segno di morte rallentata, approssimata possibilmente per eccesso.

IN GENERE chi viene a Roma vorrebbe fare le valigie il più tardi possibile e anche questa legislatura non fa eccezione. Persino i giovanotti di Grillo si stanno abituando all’idea di liberare dentro le stanze refrigerate tutta la loro energia per lottare contro gli sprechi, ed è giusto, e contro tutte le ingiustizie, ed è giustissimo, e ogni ombra di casta avanzante. Perfetto. Se anche i grillini paiono sereni sui divani bordeaux, figurarsi quegli altri! E dunque questa maledettissima sentenza che riduce Berlusconi a un pregiudicato e così facendo pregiudica la vita di tutti gli altri politici a piede libero, sentenza accettabile ma anche no, produce un lieve mancamento, quei giramenti che ti trasportano all’insù, sulle nuvole. Che faccio? Mi siedo, intanto. “Cosa vuole che le dica, sono disorientata un po’”, dice Pina Picierno, signorina democratica, e ne ha motivo. Fa un caldo atroce e il Cavaliere, per di più ora ex, è atteso dai militi alle 18 nella sala grande delle aule parlamentari. “Sarà guerra”, annuncia Santanchè. Nell’attesa il Pdl è sparito, ha lasciato solo i democratici a presidiare le istituzioni. “Tu hai visto passare qualcuno dei loro? Io no”, dice Marianna Madia che non risulta straziata dall’attesa. “Abbiamo oltrepassato ogni limite, chi mai doveva dirci che un giorno saremmo divenuti alleati di Berlusconi? Perciò siamo già oltre il punto di non ritorno. Neanche bisognerebbe domandarsi se possiamo stare ancora al governo”. Neanche un corno! Perché vista dalla buvette, che come sempre è la stanza più frequentata, dispensario di riflessioni intime, il cosiddetto foro interno del deputato, la questione è più delicata, più complicata, più assoggettata al pensiero costituente: “Il comunicato di Epifani prima e le parole di Bersani hanno fatto in modo che il Pd non si spaccasse tra amici e nemici di Berlusconi. Hanno evitato il florilegio di dichiarazioni, le singole prese di posizione. Da qui a dire che il governo è salvo ce ne corre, ma insomma tutto quel che si poteva fare è stato fatto”, racconta Davide Zoggia. L’Italia, il Quirinale, Bruxelles. Il mondo intero aspetta dal partito di Zoggia una prova di maturità: l’alleato sarà pregiudicato, embè? In fin dei conti, perché alla fine è questo che conta, le strade sono deserte, gli italiani al mare o in cassa integrazione. Nessun corpo è stato visto dimenarsi a favore o contro la sentenza. La polizia convocata in massa ha assistito al più bello spettacolo del mondo: l’eser cito di Silvio, i dodici militi concentrati in un fianco di palazzo Grazioli, hanno preso una sbandata per i giudici esultando in luogo di affliggersi. Compresa la portata infausta della sentenza, il minuscolo gruppo ha ripiegato, infine si è accartocciato e fatto esplodere in una viuzza del centro. Tutta qui la massa. Se l’Italia è immobile perché il Parlamento dovrebbe mostrarsi ipercinetico? Se tutto placidamente scorre perché solo qui, nel cuore dello Stato, bisognerebbe fare ostruzione.
BASTEREBBE distrarsi un attimo, prendere tempo, far finta di non aver capito bene: “Superato lo scoglio del 5 agosto tutto si farà più rilassante. Con l’Italia al mare, pacificazione assicurata”. Ride Silvia Velo (Pd), ma offre la prova che la prudenza passa attraverso i buoni uffici del calendario. Si chiude tra poco, e si potrebbe anche dimenticare in fretta se solo però fosse possibile. La tv purtroppo comunica che il presidente Berlusconi ha appena ricevuto i carabinieri con la notifica della sentenza. E poi altri che gli hanno già ritirato il passaporto. Questo precipitarsi (“ma davvero tutto oggi?”) incute il sospetto che un Dio nemico voglia mettersi di traverso contro ogni buon senso. Invece di mitigare si aizza, in luogo della serenità è la provocazione a dominare l’orizzonte, e quindi l’inimicizia a superare l’amicizia. Logico che Cicchitto oggi sia di umore storto: “Vado dove cazzo mi pare, se permette”. E logico che un fedele nei secoli, come Guido Viceconte, immagini la palingenesi: “Io sogno Berlusconi in carcere e sua figlia Marina leader del partito. Sarebbe una cosa grandiosa, guadagneremmo un sacco di voti. Alcune avvisaglie di un fermento ritrovato le ho percepite qualche minuto dopo la sentenza. Il mio telefonino è tornato a squillare, sms di amici che non sentivo più pronti al nuovo fronte”. Questo davvero accadrà? Vattelapesca.
da: Il Fatto Quotidiano, 3 agosto 2013

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