DELRIO AVVERTE: “SE CI DIVIDIAMO SUL DESTINO DI QUELLO SIAMO MORTI E SEPOLTI”. FASSINA: “IL SOSPETTO È INEVITABILE”


La paura è che questo partito possa di nuovo debosciarsi. Tradire e tradirsi. Come un alcolista che malgrado gli sforzi cade nel vizio. Il terrore è giungere a metà ottobre al punto di non ritorno: contarsi ancora una volta nel nome di Silvio Berlusconi. Provare a essere rapiti persino nella valutazione della sua condanna. Essere trascinati nell’aria zozza di chi pugnala alle spalle, di chi vende l’onore altrui senza la forza di consegnare alle stampe il proprio viso. È il terrore di annotare, nel buio fitto del voto segreto, il numero di chi ha osato dire no alla decadenza. “Posso garantire la nostra determinazione, e la puntualità con cui la Giunta emetterà il suo verdetto. Lei però mi parla del dopo: dell’aula del Senato, dell’ipotesi che il voto da palese divenga segreto e che la segretezza porti quella robaccia con sé. Il Pd ha conosciuto i 101 che hanno votato contro Prodi, quindi la possibilità esiste, anche se il rischio è remoto. Temo, certo che sì”. Tremano tutti, e anche a Felice Casson, che è stato un giudice integro e oggi resta il teorico della linea della fermezza, tocca ponderare l’eventualità che Berlusconi sia così abile e così spericolato da condurre il Pd e grappoli di senatori di ogni altra foggia e misura (da Scelta civica ai terribili grillini) a condurlo alla salvezza, portarlo nella nebbia fitta e da lì fuori pericolo. Leggi tutto