IL PREMIER RICEVE DAVANTI ALLE TELECAMERE IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE GABRIELLI E SI DICE OTTIMISTA: “È UN MOMENTO DI GRANDE ORGOGLIO, CI SIAMO RISCATTATI”
Percependo il ridicolo abbiamo scelto di approfittarne. L’orgoglio italiano per il parbuckling, nuova importante conquista linguistica che ci proietta verso la piena integrazione europea, si è manifestato alle prime luci di tre sere fa. In poche ore è divampato sul nostro corpo come fosse fuoco di Sant’Antonio e ci ha tenuti svegli, finalmente verticali. La Concordia è stata raddrizzata e anche noi abbiamo avvertito una postura degna, aperta, solare, coraggiosa, liberandoci, almeno per un attimo, da quella scomodissima posizione che Altan, da un buon ventennio, illustra con l’angoscioso ombrello.
CI PUÒ STARE. Possiamo dirci soddisfatti e persino entusiasti di fronte alla squadra di raddrizzatori, all’audacia dimostrata nel valutare perfettamente i pesi e i contrappesi che sarebbero serviti a quella mostruosa ferraglia adagiata sul Giglio di trovare una via di fuga, condurre sé stessa verso un porto, gli isolani verso la tranquillità e l’Italia verso una parziale riabilitazione. Tutto giusto e tutto esatto. La felicità è una virtù e la speranza è un sentimento da coltivare specialmente da parte dei disperati quali noi siamo. Con tutto quel che ci capita (e temo ci capiterà ancora) almeno un sorriso ce lo siamo potuti permettere. Per un buon quarto d’ora ha sorriso anche Enrico Letta, un intermezzo tra le bastonate di Olli Rehn, il commissario europeo supervisore dei nostri conti, e le attese disgrazie di B. il condannato che tiene tutti incatenati. Aspettiamo con legittima ansia da giorni il videomessaggio (in timelapse?) con le tappe principali della sua avventura giudiziaria e ieri pareva la giornata giusta. Ampie anticipazioni del testo garantivano un discorso pieno di premura istituzionale e responsabilità politica. Lui sarebbe stato buono con l’Italia, accomodante anche con Letta. Non avrebbe fatto cadere il governo, non avrebbe massacrato i ministri Lupi e Alfano (crasi: lupalfano), sospettati di troppa democristianeria e avrebbe persino imposto alla Santanchè due turni di squalifica: nessuna apparizione in televisione per almeno due giorni. É stato certamente per dare alla Concordia l’adeguata e meritata visibilità che B., da uomo di Stato (in sigla UdS), ha deciso di rinviare ancora il discorsetto. Scelta apprezzabile ma che ha svuotato di senso la giornata politica e dirottato tutti sul Giglio. A questo punto c’era da scegliere: perforare il ridicolo, ammucchiando con immagini allegoriche il ritratto di un evento sicuramente da ricordare, oppure resistervi? Abbiamo optato per l’eccesso, dimenticando che il catastrofico naufragio non è in alcun modo compensabile con questa esposizione di alta tecnologia. Abbiamo scelto di ricordare come fosse una clausola di stile le vittime dell’indicibile irresponsabilità con cui quella nave fu governata. Un passaggio breve su Schettino, il comandante coniglio che ci informavano in tv seguiva comunque minuto per minuto le fasi delicatissime dell’operazione, un focus molto più approfondito sull’altro comandante, quello di “Salga a bordo cazzo!” (De Falco), e un fuoco incrociato di riflettori e domande sul capo della Protezione civile Gabrielli (e passi!) e su chiunque altro si trovasse a meno di un miglio dal luogo delle operazioni. Abbiamo festeggiato l’uomo venuto dal Sudafrica a guidare il raddrizzamento, inquadrato le birre dello staff, la bandiera del Paese ospite, e dimenticato che le navi da crociera continuano a fare questo vergognoso inchino davanti alle nostre coste. Doveva essere vietato, no? C’è una legge, dicevano ministri e sottosegretari.
SI VEDE! A Venezia muraglie marine accostano davanti a San Marco. C’è la legge, ma forse è quella del business. Tu paghi e ti inchini quanto ti pari. Sfiori, ti adagi, rasenti, strusci. Fai ciò che ti pare. Tanto i trentadue morti ce li siamo dimenticati, e i due corpi (un uomo e una donna) ancora da recuperare saranno stati certamente condotti lontani da noi, inghiottiti dall’acqua e amen. Si chiama continenza. E sarebbe servita a misurare gli sforzi riusciti del recupero incompatibile con il costo umano, ambientale e d’immagine che l’Italia ha subìto. Purtroppo siamo ancora dentro il pericolo. Qualche cretino anche in Parlamento che dica – per esempio la Concordia barcolla ma non molla!, non manca. Occorre vigilare.

da: Il Fatto Quotidiano, 18 settembre 2013

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