Ogni volta che lo vedo mi annoio, mi stufo e mi piego come quei gambi di geranio lasciati senz’acqua. Ho già visto ogni cosa di lui e ogni parola ho sentito. In sintesi: mi viene soltanto da sbadigliare.
E a te?
Sbadiglio anch’io. Gli italiani non ne possono più, credimi. Perciò mi è venuto spontaneo proporre una sorta di ultima resistenza.
L’idea di Paolo Virzì non è affatto trascurabile. Il regista sottopone al Paese una cura omeopatica per guarire dal berlusconismo che, nel punto massimo del suo declino, ha portato il nostro corpo a una severa condizione clinica dovuta a prolungata astenia fisica e mentale.
Inondare il web di micromessaggi. Chiunque abbia tempo e voglia registri un suo pensiero, assolutamente personale. Deve parlare dei cavoli suoi e far apparire i suoi problemi come i problemi di tutti.
Deve distruggere o può anche costruire?
Perdinci, può certo essere costruttore di speranza. Per esempio mia mamma potrebbe intrattenerci con notevole sapienza sulle molteplici ragioni che sconsigliano l’uso dell’aglio nella peperonata.
L’idea è entusiasmante. Circondato da migliaia di micromessaggi il maxi video di Berlusconi sarebbe accerchiato, morrebbe d’asfissia. Le sue telecamerone nulla potrebbero contro le nostre infinite telecamerine.
Sarebbe anche interessante l’autonarrazione. Solo cavoli vostri, meglio se minuti, modesti, di dettaglio.
Sarebbe, se ho capito bene, una prova collettiva contro lo sbadiglio.
Davvero non se ne può più del vecchio. È un uomo chiaramente in difficoltà, vicino all’ottantina, di cui sappiamo ogni cosa. Leggo che è stato condannato, ma già ho letto qualche mese fa che è stato condannato. Leggo che è accusato di frode, ma da un decennio sapevo che era accusato di frode. Leggo che vuole lanciare un nuovo partito che si chiama Forza Italia, ma io so che è il fondatore di un partito che si chiama Forza Italia. Leggo che deve dare 500 milioni di euro a De Benedetti. Eppure l’avevo in mente da mesi. La conoscenza è scoperta continua, stupore, intrigo, entusiasmo o anche il sentimento avverso. Ma qui c’è solo un caso di senescenza. Ci stiamo incaponendo.
Volevi dire incanutendo.
Va bene sia l’una che l’altra parola. Vanno d’accordo insieme: incaponendo con lui e incanutendo con lui. Abbiamo speso le migliori energie per contrastarlo e adesso non ci accorgiamo che è venuta l’ora di lasciarlo andare.
Il tuo è un sentimento compassionevole.
C’è una ragione perchè Marco Travaglio debba impegnare il suo talento a duettare con la Santanchè? Eviterei, cambierei pagina, tema. Di Berlusconi nessuno ne può più. Ne sono così convinto che sottoscrivo questo atto: la stragrande maggioranza degli italiani non ne possa più. Sai quel fastidio quando hai mangiato grasso?
Flatulenza.
Ecco.
Però è sempre un po’ Caimano.
Macchè, non vedi com’è ridotto? Sembra uno che a cena finita e con gli ospiti andati via continua a strologare. Lui solo al tavolo, e i padroni di casa che guardano angosciati l’orologio.
Certo che B. sta incatenando tutti alla sua prigione.
In un certo senso ci ha imprigionati, sì.
Bisogna che ci liberiamo dalle catene. Contrapporre il suo banale al nostro banale, i fatti nostri ai suoi, l’umidità in casa, il cane che deve sottoporsi a visita dal veterinaio, il caffè che non viene bene, la pasta da scolare sempre al dente.
Giusto.
E poi?
E poi basta con i talk show. Voi giornalisti siete tremendi.
Noiosetti.
Scrivete sempre lo stesso articolo.
La mortificazione quando punta al bene dà sollievo
Poi B. è un ex Caimano. L’hai visto tutto impapocchiato con Dudù?
Dudù ha portato gioia in quella casa e non ha colpe.
Sul punto esprimo accordo.
da: Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2013

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