A ROMA, INAUGURAZIONE SENZA ENTUSIASMO DELLA NUOVA SEDE, RICORDANDO I SUCCESSI DEL PASSATO SENZA OTTIMISMO NEL FUTURO. L’OMBRA DELLE DIMISSIONI
C’era Lehman Brothers prima del tracollo ed è questa l’unica macchia, se vogliamo. Il Palazzo è bellissimo e ha una sua sobrietà taciuta, implicita,mai esibita. É stata una fortuna trovarlo così capiente (circa 3600 metri quadrati) a un prezzo favolosamente basso (solo un milione d’euro d’affitto l’anno) al centro del centro di Roma. Proprio in faccia a Louis Vuitton, che esprime comunque un clima, una perdurante fiducia nella forza del talento e dell’impresa. Qualche uccello del malaugurio vede nella adiacente caserma dei carabinieri che presidia la piazza San Lorenzo in Lucina l’ostensione di una presenza aggressiva, un segno visibile di questi cattivi tempi. Ieri qualche parola si è spesa, nell’attesa che Silvio Berlusconi inaugurasse la nuova magnifica sede e sancisse, con il taglio del nastro, la palingenesi.
TORNA FORZA ITALIA ma si pensa ad altro. Secondo Teresa, settantasettenne dei Parioli, “Silvio dovrebbe andare ai servizi sociali. Farebbe più effetto”. Giulio, combattente per la libertà: “Io starei ad Arcore a riflettere e a dare una spinta a questo partito che può dare tanto all’Italia”. La discussione intorno alle opzioni del condannato si è poi ravvivata – via radio – con il consiglio affettuoso di un suo storico avvocato, Piero Longo: “Dovrebbe andare in carcere. Sarebbe straordinario”. E da Maurizio Gasparri a Paolo Romani, dal Pdl viene evocata l’ipotesi di dimissioni prima del voto in aula al Senato sulla decadenza: “É possibile che lasci”. Sul martirio berlusconiano la piazza, contenuta per presenze e avviata all’avanzata età dei ricordi, si è unita in un consulto collettivo. Intanto lui, giunto dal retro nel solito Caraceni, ha felicemente ritrovato sé stesso con un sorrisone e una battuta: “Siete più belli di vent’anni fa”. Poi ha parlato dell’Italia, che ha nel cuore, e del governo, che pure ha nel cuore ma così e così. “Vigileremo”, ha detto. E via con l’Imu e con l’Iva. Per colpa di un negligente servizio di amplificazione la voce del Capo è giunta con qualche vuoto e qualche crac, quel fastidioso sottofondo che sconnette e abbatte la concentrazione. “Ma che sta ‘a succede?”, ha chiesto un uomo della cinquantina. Intendendo il fruscio come un sicuro vettore del sabotaggio di cui il suo amato Silvio è vittima sistemica. Un tempo non era così. Un tempo c’era Gasparotti, l’uomo addetto a sistemare inquadrature e riprese, luci e fard. Se era lì anche ieri non si è capito.
La gerarchia è oramai consolidata e in qualche modo sovietizzata. Denis Verdini, con il solito mostruoso cravattone azzurro, resiste nel ruolo di caposquadra. Mara Carfagna patisce lo sforzo di mettersi alla pari, anche linguisticamente, con la pitonessa Santanchè ma arranca. Daniela si vede sempre tre passi avanti ed è vicina a Lui. Sempre. Angelino Alfano, svogliato, perde posizioni nell’attraversamento del Palazzo. Il corteo che si forma allunga il passo e di nuovo davanti i soliti due: Verdini e Santanchè. Si rivede la Brambilla, persino Capezzone. Più tremendo e ingiusto il destino che avvolge Alessandra Mussolini: si copre con una bandiera di Forza Italia, e vorrebbe segnare il tratto originale della capotifosa. Si perde tra gli anziani, confondendo l’occhio avvertito di chi conosce facce e storie. “Ma chi è sta pazza?”.
OGGI SI FESTEGGIA e c’è naturalmente Galan pronto al brindisi. Con lui Cicchitto, Romani e gli altri. I soliti. Sandro Bondi notevolmente pallido, Brunetta ipercinetico, poi il resto della truppa incanutita ma vogliosa della foto ricordo. Berlusconi si è ritrovato lungo i corridoi con la sua effigie sui muri. Foto di lui e della sua cravatta a pois e dei suoi precetti, e del suo discorso chiave, molto gandhiano: “Tutta la mia vita è stata ispirata all’amore per la libertà”. Formato maxi o mini, foto di Silvio ovunque.
La festa si è consumata in un’oretta. Fugace, discreta, al ritmo del motivetto di sempre: “E forzaitaliaaa”. La folla si è per un momento scossa quando è parso che in piazza ci fosse Francesca Pascale, l’amata giovane fidanzata del leader. Era una sosia, purtroppo. Poi, mentre il grande schermo rimandava bandiere e popolo di vent’anni fa, palloncini bianchi sono saliti al cielo. Berlusconi ha chiesto alla scorta di riaccompagnarlo a casa ed è filato via dal retro.

da: Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2013

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