PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ANTONELLO CAPORALE inviati a Campobasso

 

“Non sa che orgoglio nel dire: noi acquisiamo questa azienda senza chiedere un euro di finanziamento pubblico. Senza la solita questua, senza la carezza di un politico, solo con i nostri soldi”.

Nel Molise che ha finanziato anche le lacrime, bruciando quattrini e sotterrandoli nella grande cesta delle clientele, la vicenda della famiglia Ferro sembra un film girato altrove. Rossella, quarta generazione di una famiglia di mugnai, oggi gestisce insieme a suo fratello e ai cugini il pastificio La Molisana, raccolto in disgrazia nel 2011.

Mai un passo più lungo della gamba. E il passo si fa solo se la gamba lo permette. Il marchio sette anni fa era decotto e ora invece è nelle posizioni preminenti della classifica nazionale.

Beh, la soddisfazione di non dover far fronte a tutte le future raccomandazioni dei politici non è di tutti.

Infatti dalla politica non giunge alcuna richiesta. Le domande di lavoro sono tante e io le ricevo tra le mie amiche, quando vado al supermercato, oppure via mail. Abitiamo tutti a Campobasso, ed è naturale che si pensi al futuro del proprio figlio e si chieda a noi di farvi fronte. Quando diciamo no è sempre un dispiacere.

Gli imprenditori italiani sono definiti, e giustamente, dei “prenditori ”.

Sto parlando della mia azienda, non guardo in casa d’altri.

Quanti occupati?

Qui dentro siamo 207, ma stiamo acquisendo terreni perché abbiamo bisogno di immaginare un futuro ancora più importante.

In città si dice che siete molto parsimoniosi.

È una tradizione di famiglia, lo sfarzo non è un nostro amico. Oggi hai i soldi ma domani?

Pasta di grano italiano?

Ora va forte l’illusione che il grano italiano sia il migliore del mondo. Invece quello dell’Arizona è nettamente superiore. Non le dico il kazako. Ma a noi piacciono tanto gli spot del Mulino Bianco. Comunque, se il consumatore chiede, il produttore risponde. Anche La Molisana offrirà la pasta con grano italiano. Faremo tutti felici e contenti.

da: Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2018

PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ANTONELLO CAPORALE inviati a Campobasso

Una mucca non ci sta nel corridoio. È capace di fare salti di due metri.

“Anche tre”, dice Carmelina Colantuono a capo delle mandrie e dei mandriani che in andata e ritorno di bestie, uomini e dei dagli Abruzzi alle Puglie fanno del Molise –la terra di Campobasso dove tutto è tormento: o nevica, o piove, o tira vento –il transito della Transumanza. Un transito che si riflette, visto l’intreccio sociale, nella metafora più immediata. In politica – e domenica si saprà – tutti fanno un po’ qua e poi anche là. Come Vincenzo Cotugno che quando è di centrosinistra fa la lista “Rialzati Molise” e quando è di centrodestra, invece, fa “Orgoglio Molise”.

Come Massimiliano Scarabeo, già sgargiante ultras del Venafro calcio, fondatore del Circolo An “Gianfranco Fini”, quindi capogruppo del Pd di Matteo Renzi in Regione e adesso collocato in Forza Italia, al seguito del potentissimo cognato di Cotugno: Aldo Patriciello, il Gran Commendatore della sanità privata, il Don Rodrigo del contado molisano che dice sempre no. Un pastore, o un mandriano, ci vuole. E Patriciello ha detto no perfino all’avvenente Annaelsa Tartaglione, amica di Francesca Pascale, che la sua elezione in Parlamento se l’è dovuta faticare in transumanza, in Puglia (ma è ben vendicata; tutte le volte che Patriciello chiama al telefono Silvio Berlusconi non c’è verso: la Pascale spegne lo squillo).

Una mucca fa fatica a incamminarsi sull’asfalto. Cerca i tratturi e trascina negli zoccoli essenze e fragranze che vanno a vivificare – nei 200 chilometri delle autostrade fatte di verdissimi prati – la civiltà della transumanza. Ed è quella “bella immagine dell’avventura di bivacchi, coperte, fuochi, bellezza e il respiro incontaminato che tutti cercano” e su cui oggi scommettono Carmelina Colantuono (che pure gareggia alle Regionali nella squadra di Cotugno, uno dei politici in perenne transito), e con lei Nicola Di Niro (parente di Robert De Niro!). Sarà comunque grazie a loro due, infatti, e ai mille pastori molisani eredi di una tradizione di oltre due secoli, se nell’anno 2018 verrà accolta all’Unesco la candidatura della “Transumanza come patrimonio immateriale dell’Umanità”.

OGNI TRANSITO si lascia percorrere dalla muta pazienza dei greggi e delle mandrie. Leggi tutto