Sesso, soldi e sangue. Delle tre esse che i maestri di giornalismo del Novecento indicavano come fattore propulsivo per ogni avventura editoriale, almeno due –sesso e soldi– sono le questioni che tengono inchiodata la Chiesa alla sua coscienza periclitante, alla verità ufficiale esausta e precaria, alla miseria di parte del suo clero, ai veleni dei suoi corvi.

Vito Mancuso è il teologo italiano che con più nettezza e severità osserva e indaga la realtà cattolica.

La salvezza della Chiesa passa dalle donne, dalla energia che esse custodiscono e non sono messe in condizione di liberare, e dall’abolizione del voto di castità, che oramai è insostenibile. Si pensava che Papa Francesco potesse salvare la Chiesa. Era attesa la palingenesi e grande fu l’ammirazione per il sovvertimento anche simbolico: anzitutto la scelta di chiamarsi Francesco, il rifiuto di indossare i paramenti papali, di dormire nel vistoso appartamento a lui destinato, di viaggiare nelle berline da capo di Stato. L’attesa si è gonfiata di speranza, la speranza è stavita poi dalla suggestione. Infine, il principio di realtà è prevalso.

Abbiamo lasciato Ratzinger con i corvi che volteggiavano, troviamo Bergoglio avvelenato dalle accuse di monsignor Viganò. Uno scandalo eterno.  

Eravamo abituati a un Papa che non aveva necessità di precisazioni, mezze ammissioni e mezze marce indietro. Ora, 5 anni dopo, l’effetto rinculo. Francesco non mostra più di avere la forza di liberare la Chiesa dal suo male: una gerarchia egocentrica e dalla potenza straripante, un clero che sta seppellendo la sua missione tra mille porcherie.

Il Papa non piace più?   Leggi tutto

Enormi afflizioni si leggono per la nomina di Dino Giarrusso, giornalista, ex Iena, a un improbabile comitato di controllo dei taroccamenti dei concorsi universitari. Se c’è un fatto acclarato, documentato e definitivo è che all’università il concorso misura la conoscenza col Prof, il sapere viene declinato nella relazione, buona o cattiva, che il Prof custodisce con gli altri membri della commissione esaminatrice, e il talento, in definitiva, resta un optional. Decine e decine di inchieste e anche di arresti, l’indicazione di baroni e baronie non hanno intaccato di un millimetro il principio di realtà. Come era, è. Un’offesa incalcolabile alla giustizia e al principio di uguaglianza di fronte alla quale nulla è stato fatto. Nulla. Semplicemente perché nulla sembrerebbe possibile fare.

Ora io chiedo: è scandalosa la nomina a uno scranno che non esiste, per un incarico che non esiste, come pure il proponente, il sottosegretario dell’Istruzione, ha dovuto ammettere quando ha illustrato il senso del mandato? Giarrusso, credo, leggerà gli esposti che ritraggono situazioni truffaldine e che arrivano copiosi agli uffici ministeriali. Dopo di che? Li manderà in Procura credo.Ma non è Giarrusso che giudicherà i candidati a un posto di ricercatore, non sarà lui a decidere le qualità scientifiche dell’uno invece che dell’altro. E semmai la critica, doverosa e inoppugnabile, sarebbe stata un’altra: la scelta di un giornalista che ha fatto parte di una trasmissione popolare d’inchiesta (con alcune vistose sbandate, c’è da aggiungere) resta propaganda, rispetto al problema irresolubile di ripulire l’Università, per quel che si può, dalle clientele. Urlare allo scandalo dell’incompetenza al potere, anzi dell’inconsistenza al potere, ironizzare, fare del sarcasmo contro questa pseudo nomina è la prova regina che la luna è là che aspetta il tempo in cui noi decideremo finalmente di guardarla, perché non ne può più neanche lei di vedere indicato solo e sempre il dito.

da: ilfattoquotidiano.it