MANUELA CAVALIERI

«Il ventiquattresimo giorno dello stesso mese, i figli d’Israele si radunarono per un digiuno, vestiti di sacco e coperti di terra (…) fecero la confessione dei peccati e si prostrarono davanti all’Eterno, il loro Dio».
Libro del profeta Neemia, cap.9
«E Gesù, rispondendo, disse loro: Guardate che nessuno vi seduca! Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo” e ne sedurranno molti»
Evangelo secondo Matteo, cap.24

È iniziata la lettura integrale della Bibbia. Una maratona di 139 ore dal 5 all’11 ottobre nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme: la più lunga diretta mai contemplata dalla Rai. Oltre 180 mila le richieste di partecipazione. L’hanno spuntata solo in 2000. Tra i lettori, inutile dirlo, particolarmente corposo è il settore vip: Benigni, Andreotti, Scalfaro, Cossiga, Ciampi, Gianni Letta, De Bortoli, Koll, Cucinotta, Sgarbi, Lerner, Avati, Frizzi, Cappon, Bonaccorti, Navarro-Valls, Vespa, Curzi, Carlucci, ecc., ecc. Al numero 430 c’è Mara Carfagna, al 930 Mariastella Gelmini. Due ministre, due passi. La titolare delle Pari Opportunità leggerà un brano del Vecchio Testamento tratto dal libro di Neemia; al ministro dell’Istruzione, invece, è toccato il Nuovo Patto, con l’Evangelo di Matteo. Contrizione e pentimento, nel primo caso; escatologia nel secondo, con un’ampia disquisizione sui sedicenti unti, segno inequivocabile degli ultimi tempi…

(…) la teoria della “flemma” britannica, della “furia” francese, della “fedeltà” germanica, della “grandezza” spagnola, dello “spirito di combinazione” italiano e infine del “fascino” slavo, tutte cose che sono utilissime per scrivere romanzi d’appendice o film popolari (…) Io stesso non ho nessuna razza, mio padre è di origine albanese recente (la famiglia scappò dall’Epiro dopo o durante le guerre del 1821 e si italianizzò rapidamente); mia nonna era una Gonzalez e discendeva da qualche famiglia italo-spagnola dell’Italia meridionale (come ne rimasero tante dopo la cessazione del dominio spagnolo); mia madre è sarda per il padre e per la madre e la Sardegna fu unita al Piemonte sardo solo nel 1847 dopo essere stata un feudo personale e un patrimonio dei principi piemontesi, che la ebbero in cambio della Sicilia, che era troppo lontana e meno difendibile. Tuttavia la mia cultura è italiana fondamentalmente e questo è il mio mondo: non mi sono mai accorto di essere dilaniato tra due mondi, sebbene ciò sia stato scritto nel “Giornale d’Italia” del marzo 1020, dove in un articolo di due colonne si spiegava la mia attività a politica a Torino, tra l’altro, con l’essere io sardo, non piemontese o siciliano ecc. L’essere io oriundo albanese non fu messo in gioco perché anche Crispi era albanese, educato in un collegio albanese e che parlava l’albanese. D’altronde in Italia queste quistioni non sono mai state poste e nessuno in Liguria si spaventa se un marinaio si porta al paese una moglie negra. Non vanno a toccarla col dito insalivato per vedere se il nero va via né credono che le lenzuola rimarranno tinte di nero.

Lettere dal carcere, 12 ottobre 1931

gin067SERENELLA MATTERA

L’allarme del papa: sul divieto di contraccezione molti fedeli ”trovano difficolta”’ a comprendere gli insegnamenti della Chiesa. L’allarme dei ginecologi: nell’uso dei contraccettivi, l’Italia è agli ultimi posti nel mondo occidentale.
A quarant’anni dall’enciclica “Humanae vitae” di Paolo VI, Benedetto XVI interviene a ricordare la necessità di praticare, al’interno del matrimonio, un amore che sia “sempre aperto alla vita”. Per “diradare” le nascite, si ricorra ai soli “metodi naturali”, ”i metodi di osservazione, che permettono alla coppia di determinare i periodi di fertilita”’. E cioè? L’astensione, nei giorni fecondi del ciclo femminile.
A quarant’anni dalla rivoluzione sessuale, dal radicamento di una nuova consapevolezza e dall’abbattimento di molti tabù, il 53% degli italiani non vuole usare metodi contraccettivi, il 38% non li usa perché non li conosce, il 9% li usa male. La Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), fa inoltre sapere: il 20% della ragazze tra i 18 e i 25 anni si affida alla sorte o al coito interrotto per evitare le gravidanze. Solo il 20% delle donne prende la pillola. Il preservativo è poco usato.
Una risposta dal Nord Europa. Il Nobel 2008 per la medicina va ai francesi Luc Montagnier e Françoise Barrè-Sinoussi e al tedesco Harold zur Hausen. Va agli studiosi che hanno individuato i virus responsabili di due epidemie: l’Hiv, che causa l’Aids, e il Papilloma Virus, che causa uno dei più diffusi tumori delle donne, il cancro della cervice uterina. Entrambe malattie a trasmissione sessuale.
Chi vuole intendere, intenda. Bisogna ancora dirlo?

soldichirurgoSABRINA PINDO

Qualche anno fa, quando il potere aveva tutt’un altro colore politico, gli italiani spendevano decisamente troppo per far girare la macchina dello Stato. Il pachiderma pubblico costava ai cittadini una marea di danari e sacrifici: una pesante imposizione fiscale avrebbe senz’altro portato al Paese benefici sul lungo periodo, dicevano Padoa Schioppa e i suoi. Ma quello sforzo economico, visto sotto la lente d’ingrandimento del breve termine diventava ogni giorno di più una richiesta insostenibile. Tanto impensabile da aver tagliato le gambe al governo alla fine del primo anno di conduzione delle danze.
Un errore che la coalizione attualmente al potere non ha voluto commettere: gli italiani devono smettere di pagare tutte queste tasse, eccheddiamine! Ma siccome la matematica non è un’opinione il problema dei finanziamenti al ciccione statale è tornato. E allora la parola magica invece che “pressione fiscale” è diventata “tagli”. La strategia del risparmio è stata applicata a tutto: ministeri e ministri, portaborse e segretarie, auto blu e cancelleria. Con la semplice ricetta della formichina si possono risanare tutte le aziende, anche le più grandi e pericolanti, anche quel malandato colosso aziendale che si chiama Italia.
Per il grande imprenditore Berlusconi, che del successo aziendale ha fatto lo slogan per la sua entrata in politica, niente di più semplice. Taglio di qua, accorpo di là. Cos’è lo Stato se non una mega azienda? Bisogna solo far tornare i conti. Punto. Niente sconti, niente recuperi, niente proroghe. E a chi gli ricorda che un Paese ha necessità e caratteristiche che non necessariamente collimano con quelle di un’impresa il cavaliere non sembra dare ascolto. Schiera la sua compagine di governo e punta dritto al risparmio: prima di tutto scuola e sanità. Il ritorno del grembiule e del voto in condotta passino, il maestro unico e la riduzione dell’orario lasciano un po’ di stucco, i migliaia di precari dell’educazione che saranno riciclati non si sa bene come nel settore del turismo esauriscono le nostre parole.
E che dire della sanità? Qualche avvisaglia dei piani futuri del governo l’abbiamo già avuta. Tra pochi giorni arriverà l’affondo finale anche in questo settore e allora sì che ne vedremo e sentiremo delle belle. Il sospetto, che vorremmo restasse solo tale ma già dubitiamo sarà così, è che il gran disegno del capo questa volta abbia inizio con la parola magica “privatizzazione”. Allora sì che lo Stato assumerà il volto di una grande azienda che si confronta con il duro mercato. Al contribuente che richiede un servizio per la salute dirà: se hai soldi per pagare io ti do ciò che desideri, altrimenti…

nopaesegiovaniFRANCESCA SAVINO

da Repubblica di giovedì 2 ottobre 2008

pag. 7
Stati Uniti, stoccata di Sarah Palin a Joe Biden: «Non vedo l’ora di incontrarlo. Non l’ho mai visto prima, ma sento i suoi discorsi al Senato da quando facevo la seconda elementare»

pag. 9
Italia, stoccata del segretario della Cgil Guglielmo Epifani a Emma Mercegaglia: «Io combattevo la scala mobile quando Emma era una bambina»

A volte basta voltare pagina.

cardinaleAvete mai visto un cardinale celebrare il matrimonio di un imbianchino?
Io per sfortuna no.
E avete mai visto un cardinale officiare le esequie di un muratore, un giardiniere, un insegnante di liceo, una casalinga?
A me non è mai capitato.
Sarà sicuramente colpa mia: non frequento la chiesa e non conosco gli impegni delle gerarchie ecclesiastiche. Sarà sicuramente sbagliata l’idea che mi sono fatto. E cioè che a status corrisponda status. Ad elevato livello sociale corrisponde la cura pastorale di un pari grado.
Perciò non mi ha turbato affatto, sfogliando le pagine di Chi di qualche mese fa, sapere che un grande cardinale, un cardinalone di altissimo rango, avesse benedetto le nozze tra Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoracci.
Eli, proprio lei, quella del bacino (ino ino) concesso in un angolo dello studio all’ex portavoce (Salvo Sottile) dell’ex ministro degli Esteri (Gianfranco Fini) come riconoscenza dell’aiutino (ino ino) richiesto per sgambettare in uno studio della Rai.

prostituirsiperamoreFLAVIA PICCINNI

È possibile prostituirsi per il cuore? Da una storia che viene da Manfredonia, poco distante da Foggia, sembrerebbe di sì. Ovviamente questa è una provocazione. Una provocazione violenta che vede come protagonista una 14enne che per 150 euro a prestazione vendeva il suo corpo. Anzi, lo affittava a compagni e conoscenti del fidanzato appena maggiorenne che intascava la somma di denaro e la lasciava a bocca asciutta, tronfio di avere una donna – una bambina – pronta a tutto per soddisfarlo.
È una storia di ordinaria delinquenza, di schifosa sottomissione e di quel silenzio che ha un nome, omertà. È la fotografia di un mondo dove nessuno denuncia e la famiglia si trova davanti al misfatto compiuto e non può fare altro che denunciare. Denunciare un ragazzo di 18 anni, S.M., che faceva approfittare i suoi amici della sua ragazza per comprare vestiti e divertimento. Ancora una volta il fine è il superfluo, l’apparire e lo sballarsi.
Adesso sono passati due anni dall’inizio di questa brutta storia, che si è fermata solo l’autunno scorso. Adesso il ragazzo è in una comunità di accoglienza nel barese. Adesso la giovane in un centro in Puglia. Sono lontani, ma nessuno dei due potrà mai fare a meno di pensare all’altro. Forse per tutta la vita.

emptyheadCi incuriosisce solo il presente, abbiamo una memoria di latta. L’Italia dei senza memoria è il terreno ideale per coloro che non hanno altro interesse e altra ambizione che seguire l’oggi, l’obiettivo immediato dei loro minimi sforzi.
Guardavo in tv un dibattito dedicato alla crisi Alitalia. C’era Colaninno, il presidente della Cai che ha acquistato la compagnia aerea e, a corona, i politici di centrodestra e centrosinistra.
Tutti compiti e assorti illustravano il trionfo finale e gli sforzi compiuti per raggiungere una simile mirabolante intesa.
Nessuno, né il giornalista (figurarsi i politici) né gli altri ospiti che avessero posto una domanda semplice se solo per un attimo avessero fatto uso della memoria.
La memoria semplifica la verità e aiuta a capire. La memoria avrebbe dovuto indurre ciascuno di loro a porre la seguente domanda: perché Alitalia è stata venduta a chi offriva di meno?
Se io vendo, punto alla migliore offerta non alla peggiore, giusto?
Ma il tempo passa in fretta, e l’offerta di Air France, osteggiata da Berlusconi, dai sindacati e da un nutrito gruppo di forze politiche, è sepolta nel cassetto, dimenticata, out.
Sei mesi sono trascorsi ma la memoria è già azzerata.
Viva l’Italia.

montecitorioDiciamoci la verità: Montecitorio si riconosce e si ritrova soltanto quando è vuoto e silenzioso. E a Montecitorio si lavora, dunque si parla e si discute meglio, quando gli assenti superano i presenti. Ieri era lunedì. Giorno perfetto per un confronto impegnativo: il maestro unico o plurimo. Il grembiulino al posto della griffe, il sette in condotta eccetera. Dieci deputati, cinque di là e cinque di qua, la ministra Gelmini al centro, fresca di parrucchiere.
I dieci in aula si sono detti la verità come meglio non si poteva. Diciamoci la verità, ha detto Pierluigi Castagnetti, il decreto che stiamo approvando è stato presentato in consiglio dei ministri da Tremonti e non da lei. Mancavano i soldi e avete tagliato. Lei, Maria Stella, era al mare come forse anch´io, ha aggiunto Andrea Sarubbi, il telegiornalista che Veltroni ha “rubato” al Vaticano. «Lei mi è simpatica e lo sa, però non posso…». E qui Sarubbi l´ha rimproverata ma con un sorriso: «Perché non ne ha discusso prima con noi?». Come quattro amici al bar, i dieci di ieri a Montecitorio si sono parlati con franchezza. A Renato Farina è persino venuta l´idea di spezzettare il discorso con rime fanciullesche. «Le bugie sulla Gelmini/fanno ridere i bambini». Ne ha preparata un´altra: «Attaccare Maria Stella/a Veltroni porta jella». Nessuno ha fiatato. Allora Farina ha dato un ultimo colpetto: «Dieci e lode in Parlamento/al ministro Maria Stella». Verità per verità la signora Luisa Capitanio Santolini, chiamata dal suo partito, il Pd, ad opporsi al governo, ha ammesso: «Sappiamo tutti quanti che i tre maestri sono stati introdotti non perché questo corrispondeva ad esigenze pedagogiche e formative, ma perché era una precisa esigenza dei sindacati e che in qualche modo bisognava coprire gli organici». E però, verità bis: «Questa controriforma sul maestro unico è dettata da esigenze di bilancio, non da necessità formative». Leggi tutto

moleskineAhi ahi mister Brunetta, questa non ci voleva. Dopo settimane di martellante campagna contro i fannulloni, gli sprechi, le consulenze da tagliare, i postulanti da rispedire a casa con un bel calcio nel sedere, nei pressi della scrivania del ministro si confeziona, con un lavoro di taglio e cucito, un bando su misura per acquisire la collaborazione di un giornalista su misura. Non c’è nulla che possa provare che il ministro della Funzione pubblica ne sia a conoscenza. Anzi è del tutto probabile che il taglio e cucito sia stato eseguito senza dar conto, per la modestia dell’incarico, al ministro.
E però fa un certo effetto sapere che il Centro nazionale per l’Informatica nella pubblica amministrazione, in sigla Cnipa, un ente pubblico che fa capo alla Presidenza del Consiglio ed è strettamente connesso al dipartimento della Funzione pubblica dove regna Renato Brunetta, per curare i rapporti con la stampa, promuovere l’immagine del centro e gli sforzi connessi alla digitalizzazione del sistema, abbia pensato di avvalersi di un giornalista con caratteristiche così lontane dal profilo di cui si richiede la collaborazione da apparire un bando davvero eccentrico.
I fatti. I dirigenti del Cnipa hanno bisogno di un giornalista. Non uno dei tanti, ma un tizio che sappia tutto di computer, navigato nei rapporti con gli enti pubblici. Giovane non necessariamente, anzi, per la verità, lo cercano esperto, piuttosto esperto. Il profilo “super senior” fa capire che c’è bisogno di un curriculum di vera eccellenza. Leggi tutto