alemannocasaleMARCO MORELLO

Sono passati quasi cinque giorni, ma il degrado è ancora il sovrano assoluto nel casale lungo la Portuense dove venerdì notte sono stati aggrediti i due turisti olandesi. Ci sono vetri di bottiglie rotte e barattoli arrugginiti che emergono dalla sterpaglia, in ogni angolo escrementi di animali e preservativi usati pronti ad attaccarsi alle scarpe. All’interno, nell’edificio pericolante, un divano consumato dal tempo, tende-coperte di fortuna e un materasso sdrucito, di fronte al quale un cane bianco e smunto fa la guardia immobile. «È un’area privata, non potevamo intervenire più di tanto», afferma a voce bassa un carabiniere della vicina stazione di Ponte Galeria, quasi giustificandosi. Ma nessuno ha da muovere accuse: in attesa dell’arrivo del sindaco per un sopralluogo, qualcosa di importante si è già mosso. La Protezione Civile è già al lavoro per recintare i 400 metri dell’area e, a quanto pare, «stanno procedendo a tempi di record, finiranno stasera quando in genere per questo tipo di interventi ci vuole una settimana». Lo dice distrattamente un vigile urbano mentre si affanna a regolare il flusso dei veicoli che spuntano da ogni parte. Perché in un luogo così isolato, sospeso a mezz’aria tra la stazione di Ponte Galeria e i palazzoni minacciosi di Corviale, così tanta gente non si era mai vista.
«Abbiamo diffidato la proprietà di questo stabile – dice Alemanno mentre si avvicina al casale – affinché entro cinque giorni lo metta in sicurezza murandolo o abbattendolo». Non c’è «la padrona di casa» ad accogliere il primo cittadino, «è una signora anziana», spiegano alcuni residenti. Al suo posto ecco invece il fattore, che porta il sindaco a fare un giro approfondito dell’area: lui si informa, vuole sapere esattamente che cosa è successo in quel luogo «dimenticato da dio e dagli uomini», poi si indigna e bolla i due pastori come «bestie che non meritano perdono». In fondo, per dargli ragione, «basta vedere quello che hanno fatto». Leggi tutto

missclandestinaMANUELA CAVALIERI

“Solo la miseria è senza invidia”
Giovanni Boccaccio

Vent’anni. Curve sinuose, sorriso seducente. Bellissima. Ha un sogno: diventare Miss Muretto. Poi, chissà? Beatrice quest’estate ha incantato giurie e sbaragliato avversarie. Dopo essere stata eletta miss Optex a Pontebba e Miss Biopoint a Lignano, si è qualificata per la semifinale di Miss Muretto 2008. Giovedì è al villaggio olimpico del Sestriere con le altre finaliste. Scelgono il trucco, provano gli abiti. D’un tratto un suono sordo interrompe le risate, due carabinieri bussano alla porta della camera A32. La ragazza li guarda e in un istante capisce che tutto è perduto. L’illusione si sbriciola pietosamente. Non è più la bella e affascinante Beatrice, per i carabinieri è solo Mame Diarra Bousso Ramatu Ndiaye: senegalese e clandestina. Sulla scrivania della questura di Udine c’è una lettera, ovviamente anonima; racconta meticolosamente la vicenda, il vero nome, l’irregolarità, il decreto di espulsione. Povera Mame! Forse una sera hai sommessamente sussurrato a qualcuno la tua storia. Volevi alleggerire per un attimo il peso che ti gravava sul cuore, augurandoti di avere presto tra le mani quel maledetto permesso di soggiorno, passaporto per la felicità. Ma l’invidia è stata più forte. La miss non c’è più. Avanti la prossima.

guevaraSERENELLA MATTERA

Come può una madre permettere a un figlio di farsi “la tessera d’iscrizione a un gruppo di estremisti”? Come può permettergli di frequentare “luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope”, birra e canne? Come può permettergli di tenere i capelli lunghi e fare il comunista rifondarolo nel circolo Tienanmen di Catania? M.P., 16 anni, per questo e per altri motivi, è stato affidato al padre.
Roba da far tremare, al solo pensiero, migliaia di genitori divorziati. Perché nonostante la sindrome da bamboccioni, nonostante un pessimismo cosmico ad annebbiare il futuro, pare proprio che gli under 30 italiani continuino ad appassionarsi alla politica, forse a crederci. E allora l’11% (contro il 5% dei coetanei europei) ha una tessera di partito, uno su tre (contro il 19% Ue) segue la politica nazionale, tre su quattro hanno votato a ogni sorta di elezioni negli ultimi tre anni.
Ma si tranquillizzino i genitori divorziati. Il giudice che ha deciso sull’affidamento di M.P. ha spiegato di essersi basato più in generale su “gravi carenze genitoriali della madre”. Anche se lui, il ragazzo, punta il dito contro il padre: “mio padre detesta i comunisti” e “ha preso spunto dalla mia tessera di giovane comunista per sostenere che mia madre non è in grado di badare a me, perché i comunisti sono un gruppo di persone che portano i figli su una brutta strada”. Leggi tutto

olimpiadiFLAVIA PICCINNI

C’è chi aspetta da anni le Olimpiadi di Pechino. C’erano atleti, appassionati di sport, giornalisti e, poi, il mondo intero. Tutti ad attendere, con il fiato sospeso, la cerimonia iniziale. Splendida e disturbata dai commentatori Rai che hanno forse dimenticato, per più di una volta però, come debba essere lo sport centrale in una manifestazione del genere.
Adesso i giochi sono al loro sesto giorno, le medaglie italiane stupiscono meno delle non-medaglie e c’è sempre, ancora, una scusa per parlarsi addosso. Può essere il flop annunciato di Rosolino o quello di Montano, la svista della Pellegrini sui 400 stile libero, la determinazione della Vezzali che spiazza tutti dicendo “Fra quattro anni ci sarò ancora”. E poi ancora il caso Rocchi, la vittoria della Pellegrini sui 200, un giornalista malmenato dalla polizia durante una protesta pro-Tibet.
Sembra assurdo ma è così e ieri iun giornalista britannico che cercava di assistere a una protesta filo-tibetana nei pressi del principale stadio olimpico di Pechino è stato bloccato e trascinato a terra dalla polizia cinese che gli ha sequestrato tutto il suo equipaggiamento.
Sembra assurdo, sì, ma a Pechino succede anche questo.
E sembra, questa volta naturale, chiedersi dove sia finito lo sport, che rimane sempre velato anche nelle sue massime esposizioni, oscurato da proteste e da aggressioni che dovrebbero avere altri palchi e altri sipari.

Il lavoro, l’attività salva i borghesi dalla perversione, ma un certo numero di individui della classe non lavora affatto, non saprebbe come riempire utilmente le ventiquattro ore della giornata. Di milionari che stiano dodici ore al giorno a tavolino come Benedetto Croce ci dev’essere solo Benedetto Croce; gli altri preferiscono le gare ippiche, le stazioni balneari, Montecarlo, i romanzi di Luciano Zuccoli e la cocaina. Li può salvare solo l’ottusità dei sensi e l’avarizia, cioè l’essere al di sotto dell’animalità umana media.

Cocaina, “Sotto la Mole”, 21 maggio 1918

fotoprostitutaMANUELA CAVALIERI

“Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior”

Fabrizio De Andrè , “Via del Campo” 1967

La pelle d’ebano, sporca di polvere. Lei è lì distesa, innaturale, scomposta. Non ha voglia di lottare. Si è dibattuta come una leonessa. Ora non più. Le forze già l’abbandonano. Piange sommessamente rabbia e tristezza. Pensa alle sue ibej, accoccolate sul comodino, accanto alla branda. Le aveva comprate al mercato di Abuja prima di venire in Europa. “Portano fortuna!” diceva la vecchia nonna. La fortuna, però, non ha solcato con lei il Mediterraneo. È ancora lì, nel canto juju della sua terra lontana.

transFLAVIA PICCINNI

Con la violenza puoi uccidere colui che odi, ma non uccidi l’odio.
La violenza aumenta l’odio e nient’altro.
Martin Luther King

La violenza è cieca. Rende folle chi guarda e sconsiderato chi agisce. La violenza è odio, disgusto, rabbia. E forse è un miscuglio di questi sentimenti che ha mosso due uomini martedì sera sulla Tangenziale Ovest di Milano. La vittima, stuprata e barbaramente picchiata, è rimasta sulla strada, esanime, trivellata da odio, disgusto, rabbia.
“E’ un travestito – diranno alcuni -, solo un travestito”. E forse devono aver pensato questo anche i due giovani colpevoli, un marocchino 17enne affidato alla comunità di don Gino Rigoldi con a carico reati per droga e contro il patrimonio, e Davide Grasso, catanese di vent’anni, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine.
Devono averlo pensato mentre assalivano, stupravano e picchiavano Gustavo Brandau, brasiliano di 30 anni, in Italia da clandestino; transessuale.
Hanno confessato subito, dopo essere stati rintracciati dagli investigatori che sono risaliti a loro grazie alle immagini ritratte da una telecamera. Le immagini sono violente, disgustose, agghiaccianti. Leggi tutto

È dovere dell’attività giornalistica (nelle sue varie manifestazioni) seguire e controllare tutti i movimenti e i centri intellettuali che esistono e si formano nel paese. Tutti.

Quaderno 14

obamaMANUELA CAVALIERI

“L’Italia è un Paese meraviglioso”. La frase non l’ha pronunciata uno dei 59.619.290 inquilini dello stivale. Bensì il politico più “cool” del momento.
È affascinante da morire: sorriso magnetico, eloquio inebriante. Un affabulatore.
Anche dopo un’ora di jogging, la sua maglietta sudata “odora di primavera” (secondo una beninformata giornalista del Bild). Come non sospirare sentendogli dire “Buongiiioorno” alla televisione italiana con quel vezzosissimo accento americano?
Ebbene sì, lo ammetto, anche io sono stata stregata dalle malie di Barak Obama. Leggi tutto

fedenuzialeFLAVIA PICCINNI

Ci sono scrittori che non hanno epoca, vivono divincolati dal mondo e ne assaporano la realtà, mostrandola in tutta la loro silenziosa sconvenienza. Rileggendo “La grande sera” di Giuseppe Pontiggia (1989, Premio Strega) mi è sembrato di rivedere la storia di quei silenziosi matrimoni che si consumano lentamente come fiamma di candela o avvampano come incendi estivi. Il risultato, nella realtà quasi come nella finzione, è sempre lo stesso: la fine.
Nel quieto e lacerante rapporto fra Mario e la sua compagna ho riletto quei non detti che ammorbano le unioni di Italia e non solo. Ma se nell’unione raccontata dallo scrittore comasco fra i due personaggi c’era un sentimento profondo, i dati che raccontano l’Italia sposata di oggi sembrano poco rincuoranti.
A mettere in crisi i matrimoni americani è bastato il caro-petrolio che ha fatto aumentare le richieste di aiuto a terapisti e matrimonialisti. A mettere in dubbio unioni di ferro nostrane sono sempre più le incomprensioni o terzi incomodi, amanti.
Penso a quante persone divorziate conosco (la maggioranza) e i dati dell’Adoc non mi sembrano più né assurdi né incomprensibili: la durata media dei matrimoni in Italia è di circa 10 anni e solo un 10% delle coppie separate torna insieme dopo molti anni di lontananza. La durata media di un matrimonio è così sempre più breve (7/12 anni), ma se si tratta di un’unione riparatrice si scende a soli 3 anni. I problemi nascono però quando si deve decidere chi deve restare a vivere dove. E se nel corso del matrimonio i coniugi non hanno fatto in tempo a comprare una casa o se ancora il mutuo non è stato estinto, solo raramente la ex famiglia riesce a condividere lo stesso tetto. Leggi tutto