bigbrotherSABRINA PINDO

Due parole. Conflitto. Interesse. Singole, esistono ancora. Congiunte da una piccola preposizione invece non si sentono più. In tv, neanche a parlarne. Sui giornali, per l’amor del Cielo, no!
Parliamone invece di questa bestia nera: il conflitto d’interesse ci accompagna ancora, tutti i giorni, ma in maniera del tutto inspiegabile è sparito dal nostro vocabolario. Chi parla più dell’ingiustizia di essere al potere e nel contempo possedere gli organi di informazione che formano l’opinione del Paese? Oramai è fuori moda trattare l’argomento, assurdo persino usare queste parole. Hanno perso la speranza anche i maggiori esponenti del partito a lui avverso. Eppure viviamo questo problema ogni giorno, ciascuno nel proprio piccolo pezzo di mondo quotidiano.
Non ci credete? Vi sembra la solita storia dell’informazione manipolata che invece è liberissima di dire ciò che vuole anche contro al massimo esponente del partito avverso all’altro? Vi faccio un esempio facile facile e fresco fresco: Luigi De Magistris. Ve lo ricordate? È il magistrato da cui partì l’inchiesta Why not che indagava sulle interconnessioni tra l’alta politica, la criminalità organizzata, la massoneria deviata e una certa finanza con sede a San Marino. Non ricordate bene? Forse vi è più chiaro se facciamo un paio di nomi collegati a questa vicenda: Sandra Lonardo e Clemente Mastella. Strascichi giudiziari che hanno fatto cadere un governo. Questo sì che ve lo ricorderete! Leggi tutto

formaacquaFRANCESCA SAVINO

«Attraverso il deserto
andiamo già da lungo tempo»
Ernst Bloch

Hanno spostato un fiume. Come in una favola, in cui gli oggetti prendono la forma del tempo. C’è una terra che si chiama la “Verità”. Fra le case e i campi da coltivare, una discarica e le strade sterrate, nella Verità passa un torrente, il Cervaro. Cento chilometri da monte Gossateglia fino al golfo di Manfredonia. La traccia del corso d’acqua è scritta nel tempo, registrata da Plinio il Vecchio in “Naturalis historia”, e chiusa oggi in un’area protetta, soggetta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. Poi ci sono loro. Dodici signori. Uno ha una ditta che si chiama Agecos, e smaltisce i rifiuti. Uno fa il chimico, uno l’agricoltore, uno il costruttore. Altri tre hanno un impianto di frantumazione. Gli altri viaggiano nelle loro aziende di trasporti. Lavorano tutti con la terra e sulla terra, qui nella Verità. C’è chi consuma, chi produce e anche chi crepa, ci sono i rifiuti da smaltire e una discarica che sta diventando troppo piccola per contenerli.
Scarti urbani, che dovrebbero provenire tutti dal vicino comune di Deliceto. Allora si fa una gara, e i nostri signori si mettono al lavoro. E la discarica si allarga, sì, ma non come dovrebbe. Gli scavi per realizzare il nuovo sito creano e portano a galla nuovi scarti, che andrebbero smaltiti in altri lidi: percolato di discarica, ma anche amianto e rifiuti urbani e speciali vengono invece ammonticchiati insieme, in un’area grande quanto il Circo massimo. Cinquecentomila metri cubi, un danno da milioni di euro per la discarica abusiva, forse, più grande d’Europa. Una strada di un chilometro viene costruita sui rifiuti, lascia passare i camion che li portano attraverso un piccolo ponte sul fiume Cervaro, deviato con i tubi e sommerso, in un’ansa, da decine di montagnole. Alte abbastanza da coprire gli alberi sulle rive dalle radici alla cima, studiate abbastanza bene da lasciare nello strato superficiale il materiale meno inquinante. Leggi tutto

bondiCi sarà un modo per sopire la paura e infine digerirla. Ci sarà qualcuno, si è detto Sandro Bondi, che mi aiuti a salire su un aereo e mi costringa a restare seduto, con le cinture allacciate. Fermo, dritto, composto. E mi ricordi quel che scriveva Spinoza: “la paura non può essere senza speranza”. Solo chi subisce il terrore di volare può comprendere la straziante decisione del nostro ministro della Cultura. Nella sua vita stupefacente ha già sostenuto prove crudeli. Poco più che ragazzino al comando militare per gli obblighi di leva lo destinarono in Aeronautica: “Rimasi a terra tutto il tempo”. Vent’anni dopo scoccò la scintilla, il grande amore per Berlusconi. Si trasferì ad Arcore e obbligò moglie e figlio a seguirlo. La consorte resistette alcuni anni, poi migrò lontano. Boston, America. “Prendo la nave per andare a trovarla”. Coordinatore di Forza Italia, su e giù per lo Stivale: “Sapesse che strade, e quanti burroni…”.
L’innocua paura ha costretto quest’uomo gentile a sacrifici disumani, a notti insonni, e curve e cuccette puzzolenti. Fin quando ha potuto ha dunque resistito. Purtroppo però ogni resistenza si piega, ogni forza si consuma. Alla vista dell’agenda ministeriale, e delle mille miglia imposte dagli impegni di Stato, il più cocciuto, selvatico, irriducibile avversario dell’aereo ha chinato la testa. La sua resa non ha per fortuna testimoni, né occhi compassionevoli che possano raccontare lo sfinimento dell’anima e del suo corpo. Leggi tutto

radioCARLO TECCE

Informate il legislatore del Regio Decreto del 1912: il mondo s’è capovolto. All’epoca, alla genesi della comunicazione di massa, furono costituite due società private a capitale pubblico: la Radiofono Italiana e l’Italia Radio Audizioni Circolari. Prima della «Grande Guerra» e della «Grande Censura», le radio trasmettevano solcando infrastrutture statali e previa approvazione dei palinsesti da parte del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni. Nessuno ci credeva. Nel 2008 convivono e sgomitano oltre duecento emittenti radiofoniche: da Radio Bella e Monella (Veneto) a Radio Maria, da Radio Babboleo (Puglia) a Radio Buon Consiglio. I riottosi anni ’70 sono la miscela esplosiva per scatenare la riproduzione della radio e con buona pace dello Stato, puntellato dalle assidue sentenze della Corte Costituzionale. La proliferazione della parole senza volto, evviva le nuove tecnologie, è nel pieno del suo splendore: il vecchio ripetitore, il pc casalingo e portatile, il telefonino. Guglielmo Marconi idolo degli ultrà: questa moda, però, nemmeno il legislatore del 1912 l’avrebbe pensata. Leggi tutto

Sono decine le pagine dedicate all´attraversamento dei rifiuti tossici da nord verso sud. Precisi i dettagli, puntuale la geografia dei luoghi in cui la “merce” viene impacchettata e le località dove essa approda. I laghetti del litorale domiziano, le terre casertane, poi, proseguendo verso est, la piana di Foggia, infine le caverne della Murgia barese. Paolo Russo è parlamentare del Pdl, dopo esserlo stato di Forza Italia. Per cinque anni (2002-2006) ha presieduto la commissione d´inchiesta sulla gestione dei rifiuti.
Il Pdl è alleato della Lega. I leghisti ritengono evanescente la prova che gli imprenditori del Nord abbiano potuto intossicare il Sud.
«Gli amici della Lega hanno reagito tradendo una qualche apprensione elettoralistica, secondo un puro istinto territoriale. Si sono sentiti punti».
Il nord è invece un´ape laboriosa.
«Hanno ritenuto che si volesse sollevare la Campania dalle responsabilità del proprio ceto politico».

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taccuinoInternet è un mare vasto e profondo. Ogni navigante ha diritto di segnalare la sua presenza e nel modo che più gli aggrada. Dire, proporre, alcune volte inveire addirittura. Persino la calunnia, che è un reato, in queste acque appare purtroppo come un refolo di vento, breve ma intenso, che spinge e gonfia le imbarcazioni e qualche approdo comprensivo alla fine trova.
Questo blog, come i mille e mille che qui trovano ospitalità, misurerà la sua capacità di comunicare e ricevere notizie, di sostenere un piccolo sforzo collettivo, immaginare un modello orizzontale per raccogliere suggestioni, capire, mettere il naso, puntare, descrivere.
Chi come me ha la fortuna di scrivere per un grande giornale spesso ha necessità di segnare il giudizio di chi legge. Per me è un piacere (e un dovere) ascoltare e verificare, tentare ogni sforzo per utilizzare nel modo migliore l’inchiostro disponibile.
Raccontare l’Italia, pezzettini di Italia: tutto il meglio e il peggio. Denunciare se è il caso, scoprire se ce la si fa, o solo commentare. Con stupore quando serve. Con sconforto se è dovuto.
Questo piccolo blog conterrà gli articoli pubblicati su Repubblica e ogni altra mia riflessione. Mi aiuteranno a tenerlo vivo e sempre in ordine gli amici con i quali sto vivendo un’esperienza di grande intrigo intellettuale ed intenso piacere personale.
Ci sarà tempo e modo per illustrare la nostra comune fatica. Per adesso grazie a Marco che ha curato la messa on line del sito, e a Francesca, a Carlo, Flavia, Manuela, Sabrina, Serenella, miei compagni di viaggio. Grazie a Linda per l’assistenza tecnica.
Dunque si parte, benvenuti a bordo.

provinciatrentoMARCO MORELLO

Adattare agli enti pubblici di ricerca i meccanismi tipici delle aziende private, avvalendosi di fondazioni senza scopo di lucro, per creare un nesso di causalità tra talento e privilegi. Detto così potrebbe sembrare un ibrido strampalato e cervellotico, l’ennesima accozzaglia di idee confusamente nobili per fare incetta di denaro e di strette di mano. E invece la Provincia autonoma di Trento, già al di sopra della media europea in quanto a risorse investite in R&D, pare avere ideato un sistema per consentire alla ricerca di compiere un ulteriore salto di qualità. Mentre il resto dell’Italia si affanna a seguire le logiche della burocrazia e dell’avanzamento di carriera legato all’anzianità e non ai meriti ottenuti sul campo, questa piccola isola felice posta in cima allo Stivale ha elaborato strumenti che fanno andare l’innovazione a braccetto con la competitività.
«Un concetto questo che non può valere solo sul piano dei costi, ma deve riuscire a liberare la ricerca da ogni incrostazione», ha chiarito Tiziano Treu. Di qui la stesura di un contratto provinciale di lavoro che, oltre a una retribuzione fissa, per la prima volta prevede incentivi legati ai risultati, valorizza meriti e invenzioni oltre a chiamare tutti i soggetti ad assumersi responsabilità su obiettivi condivisi. «Inoltre la mobilità tra settore pubblico e privato viene incoraggiata dalla previsione di inquadramenti part-time, finalizzati alla nascita di “spin-off”», ha aggiunto Gianluca Salvatori, assessore alla Programmazione, Ricerca e Innovazione della Provincia autonoma di Trento. Leggi tutto

Ci sono mille modi per gabbare lo Stato. Tra i mille, Pierluigi Leone, presidente della comunità montana dell’Olivo e della società mista – il Gal – che deve provvedere allo sviluppo di queste montagne liguri in provincia di Imperia, ha scelto il più diretto e trasparente. Ha aperto un conto in banca (banca Carige, precisa l’Ansa), e lì ha deviato il breve corso dei finanziamenti europei. Gli inquirenti, che l’hanno arrestato, hanno trovato in cassa 150 mila di euro. Leone, sicuramente amante del rischio, aveva scelto di investire il ricavato dell’operazione Europa, chiamiamola così, in borsa. Ha dunque patito, oltre l’ansia per il misfatto, anche le continue oscillazioni borsistiche.
Le accuse della Procura sono estese a sua moglie e a una sorella. Diversamente dagli altri politici, piccoli e grandi, Leone, militante di Forza Italia, ha scelto però, quando gli uomini della Guardia di Finanza hanno bussato alla sua porta, di farsi trovare libero da qualunque responsabilità pubblica. Nelle scorse settimane aveva deciso già di rinunciare ai prestigiosi incarichi che la comunità imperiese gli aveva conferito. Da qualche giorno non era più presidente della comunità montana, né presidente del Gal. E davvero non è da tutti. Leggi tutto

“Regaleremo il federalismo agli italiani”, ha detto Umberto Bossi. “Vinciamo le elezioni e regaliamo il federalismo a Umberto”, ha precisato Roberto Maroni.
All’Umberto e all’Italia, dunque. Federalismo per tutti!
E’ abbastanza recente per poter essere ritenuto attendibile uno studio degli artigiani di Mestre (in sigla CGIA) che nel 2007 ha effettuato e resa pubblica una elaborazione dei dati della Ragioneria generale dello Stato in cui raffronta il saldo finanziario di ciascuna regione italiana. Il saldo esprime la differenza tra le principali imposte che i cittadini di ciascuna regione pagano allo Stato centrale e i benefici che ritornano sul territorio sotto forma di trasferimenti statali alle amministrazioni locali.
E qui qualche sorpresa la si trova. Perché se è vero che un cittadino lombardo ci rimette quasi seimila euro l’anno (saldo tra quanto paga e quanto riceve); è altrettanto vero che un cospicuo credito lo vantano anche i laziali. Il Lazio, appena dopo la Lombardia e però prima del Veneto, dà molto di più di quanto riceve. Un cittadino romano versa in media 5060 euro in più: il saldo finanziario negativo è evidente e nettissimo. Un romano dunque ci perde circa duemila euro in più di un concittadino del ricco nord-est (il Veneto ha un saldo pro-capite di tremila euro). A seguire gli emiliani, poi liguri, marchigiani, umbri e abruzzesi. Leggi tutto

Una legge famigerata, la 488, una rete di amici (il politico, l’industriale, il consulente commercialista). Triangolazione perfetta e risultato chiavi in mano: ogni dieci euro che lo Stato italiano stanzia per finanziarie attività produttive, sei euro vengono perduti. Frullati da mani amiche, deviati su conti bancari misteriosi, triangolati e alla fine inghiottiti nel pozzo senza fondo di imprenditori rapaci, banchieri distratti, consulenti collusi. La politica, quando non è partecipe, devia l’occhio altrove.
Non sa, e se sa non risponde. A fondo perduto è il titolo di un severo, raccapricciante reportage che Milena Gabanelli ha esposto su Report, Raitre. Milioni come noccioline, capannoni pagati dallo Stato e arrugginiti, imprenditori calati dal profondo nord e scomparsi. Sembrano storie fantastiche di bravi romanzieri. Leggi tutto