“Mozzarelle alla diossina?
E’ tutta una bufala”

Claudio Velardi, assessore al Turismo Regione Campania

(dal Breviario su Repubblica del 28 marzo 2008)

“Ho due voti sicuri:
quelli
dei miei genitori”

Francesco Masina, candidato Udc Emilia Romagna

(Breviario/ Repubblica del 26/3/08)

ANTONELLO CAPORALE
Chiedo un posto al sole/un cuore/dove gonfiarmi di vita/riprendere fiato disinibita.
«Scrivevo anche poesie, ho vinto parecchi premi».
Elisa Alloro è un po´ conduttrice, un po´ valletta, un po´ attrice e un po´ showgirl.
«Faccio anche pubblicità. E sono giornalista pubblicista».
Elisa, trentaduenne, molto bionda.
«Occhi verdi».
E´ stata a un passo dalla candidatura con il partito di Silvio Berlusconi.
«Se ne è parlato, sì».
Tutto è purtroppo svanito.
«Sono emiliana di Correggio. Lì tutto ha il colore rosso. E quando ho saputo di questa intenzione, oddio…». Leggi tutto

SERENELLA MATTERA

«Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humour». Parola di Silvio Berlusconi. Guai se la sinistra tornasse al governo. Basta una battuta e tutti pronti a criticare, protestare, sollevare polveroni. E per lui che di barzellette, battutacce e anche gaffes, ne tira fuori una dietro l’altra, ogni volta è una seccatura.
Almeno tra i suoi, il Cavaliere preferisce gente che sappia farsi una risata. Soprattutto quando è lui a scherzare. Perciò ha accolto con un «bene, viva!» la decisione del candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno, di inserire nelle liste del Partito della libertà la giovane Perla Pavoncello. Segni particolari: senso dell’umorismo. Leggi tutto

SABRINA PINDO

È di ieri la notizia del rinvio a giudizio disposto dalla Cassazione nei confronti del Gip Clementina Forleo. Il procuratore generale della sezione disciplinare del Csm, infatti, ha deciso che il procuratore di Milano sarà processato il prossimo 27 giugno. Oggetto del rinvio a giudizio è l’ordinanza con la quale, nel luglio scorso, la Forleo aveva richiesto alle Camere l’autorizzazione ad utilizzare delle intercettazioni telefoniche riguardanti il caso Bnl-Unipol. Le inchieste sulle scalate bancarie avrebbero infatti coinvolto alcuni parlamentari, tra cui Massimo D’Alema e Piero Fassino. Leggi tutto

Settantaquattro anni di fascismo molto ben portati. Giuseppe Ciarrapico imprenditore multicanale (“ho amici a destra e a sinistra”) impugnerà la fiaccola nel Senato della Repubblica. Così ha deciso Silvio Berlusconi. Sette giorni fa la comunicazione, oggi l’annuncio ufficiale.

“Fare il senatore di Roma a chi per una vita ha studiato e onorato la bandiera della Civiltà romana ha il senso del coronamento finale, del passo che conclude un cammino lungo”.
La Civiltà romana saluta Benedetto XVI.
“Un grande striscione in piazza San Pietro. C’ero anch’io, nel giorno in cui molti politici accorsero. Alcuni s’inginocchiavano, noi ci inchiniamo davanti al Pontefice”.
Viva il Duce!
“Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici”.
Chissà Gianfranco Fini come sarà contento.
“Di Fini non conservo alcun interesse politico. La sua alleanzuccia non mi è mai piaciuta. Mi sono tenuto lontano e ho fatto bene. Ho visto che ha accettato di unirsi a Silvio Berlusconi”.
Lei parla col Capo, non con i sottoposti.
“Con Berlusconi l’amicizia è di antica data. E il suo ingegno è davvero raro. Ieri al Palalido di Milano ho conosciuto la potenza di questo movimento”.
Ha conosciuto anche Bondi? Secondo il decalogo da lui diramato coloro che hanno un aggravio giudiziario dovrebbero essere esentati dalla corsa.
“Ho tutti i diritti civili e politici integri. Bondi badi alle vicende altrui e non inganni il tempo con riflessioni sul sottoscritto”.
Bondi nemmeno ha fiatato, per la verità. Le stavo riferendo il decalogo.
“Ah, capito”.
Un Ciarrapico si sarebbe visto meglio in compagnia di Storace.
“E’ un caro amico. Al momento della fondazione del suo movimento io accompagnai Berlusconi. E la platea mi tributò un applauso inaspettato e gradito”.
Con i lineamenti fascinosi della Santanchè la Destra trova anche il senso di una relazione intima con l’Italia del duemila.
“La conosco bene. Ma ho detto a Starace…”
Storace, con la o.
“Sto lavorando a una biografia di Starace. Scusi la confusione”.
A Storace ha detto.
“Non possiamo fare “io, mammeta e tu”.
In effetti le sue idee le ha tenute vive seguendo fedelmente Andreotti.
“Con il peso di tutto quello che sono”.
A proposito di peso: perché appesantisce le pareti delle redazioni dei suoi giornali con le foto del Duce?
“Bellissimo”.
Ad Isernia le colleghe sono costrette al lavoro sotto quell’occhio così vigile.
“Ovunque c’è”.
Potrebbe alleggerire pur dentro il solco del nuovo corso. Un ritratto dei Village People, per esempio?
“L’ultima volta che sono stato a Predappio era, mi pare, ottobre. Sedicimila persone”.
Tante.
“E quando prendo la mia barchetta in estate e vado a Gallipoli faccio sempre un salto al cimitero dov’è sepolto Storace”.
Starace.
“Grande uomo”.
Berlusconi vincerà.
“Intelligenza raffinatissima”.
Costerà tanta fatica far rialzare l’Italia.
“Come si disse: governare gli italiani non è faticoso. E’ totalmente inutile”.
Ritorna sempre il giovane balilla.
“Il mio sogno era fare il tamburino dei balilla”.
Sua zia le comprò il tamburo.
“Ma io cambiai sogno: puntai a fare il mazziere”.
Il capo in testa.
“Quello che sta avanti e che guida”.
da Repubblica del 10/03/2008

FRANCESCA SAVINO

All’onorevole Gabriella Carlucci certe cose non vanno giù. La parlamentare di Forza Italia, che di coerenza di curriculum se ne intende, non ha proprio digerito la candidatura del fisico Luciano Maiani alla presidenza del Cnr. Il problema è che Maiani è un fascista. Non in senso politico, altrimenti ci sarebbe un’altissima probabilità per Gabriella (anzi “Gabriella divenuta Onorevole Carlucci”, da leggere tutto d’un fiato sul sito della Camera), di trovarlo fra i suoi compagni di scranno e di coalizione. No, è un fascista “esistenziale”, visto che non si può che definire tale «uno che impedisce ad un altro di parlare». Certo. Infatti il punto della questione è la firma di Maiani in calce alla lettera dei docenti della Sapienza contro l’invito al Papa per l’inaugurazione dell’anno accademico. Leggi tutto

SABRINA PINDO

Anche se toccata dalla tragedia per la morte dell’ex consigliere comunale socialista Isaias Carrasco, la Spagna ci serve ancora una volta una bella lezione di politica. Vi cito l’apertura della notizia del Corriere.it, sezione esteri, che mi ha colpito oggi:
Spagna, l’Eta insanguina il voto

«Dobbiamo essere tutti uniti contro l’Eta» ha affermato il leader del Partido popular (Pp) Mariano Rajoy, avversario del premier Zapatero ».

Vi riporto questa frase, non per simpatia verso il leader del gruppo di centro-destra Rajoy, ma perché mi sembra un ottimo punto di partenza per una riflessione sulla nostra immobile Italia, che rimane ferma mentre il mondo attorno continua ad avanzare.

Negli ultimi anni la Spagna – che è sempre stata “uno scalino sotto a noi”, almeno nell’immaginario popolare, in termini di ricchezza, sviluppo, risorse, progresso – ci ha superato.

Fiiiischhhummm.

Doppiati.

Senza nemmeno bisogno dello scatto al fotofinish.

Come avrà fatto? Come sarà riuscita a superarci e a diventare migliore di noi?

Non sono ancora trascorsi cinquant’anni dalla fine della dittatura del generalissimo Francisco Franco e la giovane democrazia spagnola ha già qualcosa da insegnare alla vecchia e compassata Italia dell’ennesima repubblica.

La lezione spagnola si riassume nella frase di Mariano Rajoy: dobbiamo essere tutti uniti. Una scelta che in questa vicenda della lotta al terrorismo basco è d’obbligo, ma che, presa nella vita di tutti i giorni, dimostra la grande attitudine degli spagnoli al raggiungimento del bene comune anche a costo di accettare l’idea del proprio avversario politico.

Non è la prima volta che il susseguirsi di fazioni diverse al potere in Spagna mostra all’Europa intera come sia possibile continuare a costruire sull’operato del predecessore e così continuare ad avanzare.

Non è la prima volta che il nostro vecchio stivale mostra a tutta Europa come non si scampi dal ciclo distruttivo/ricostruttivo/distruttivo della politica italiana.

Sei mesi di reclusione per non perdersi nemmeno un alito del dibattito con Paolo Cento e Daniele Capezzone a La 7. Con Gustavo Selva, senatore appena condannato per aver abusato nell’utilizzo dell’ambulanza, ripercorriamo quel terribile giorno quando, adagiato sulla lettiga….
“…adagiato no, ero seduto”.
Seduto sulla poltroncina e, come si può dire?, tutto incannulato.
“Cosa?”.
Le flebo, le cannule, i monitor.
“Ma no! Mi ero presto ripreso dal malore e già automedicato (ho tre by pass e sempre una pillola in tasca). Avevo chiesto di condurmi via dall’ospedale San Giacomo. Vollero però riportarmi, con un incredibile atto di ostruzionismo parlamentare, nel luogo da dove ero partito, cioè piazza del Parlamento”. Leggi tutto

SABRINA PINDO

12 punti. Anzi no: 10. Facciamo 5 e non se ne parli più!
Azioni? Punti percentuali? Prezzi? Macché, parliamo dei punti dei programmi elettorali! Walter te ne vende dodici e Silvio te ne propina cinque. C’è poi Luca, che i punti – dieci – li impone. Nel supermercato elettorale ciascuno illustra la propria raccolta premi. Che serva davvero?
Una volta, quel che faceva la differenza si chiamava ideologia. Divideva il mondo in due parti, o di qua o di là. Poche pagine, tanti discorsi e uno schieramento sicuro. Un po’ come Don Camillo e Peppone di Guareschi.
Poi, dal bianco e nero si è passati al colore. Varie tonalità di grigio, niente di eccessivamente brillante, ma quale nuance scegliere era ancora una questione seria, fatta di programmi elaborati, pagine su pagine di proposte. La decisione poteva essere ben ponderata.
Ora siamo arrivati al monocromo: niente discorsi, qualche battuta al tg, seratone intere da Bruno e poi via coi punti! Chi meno ne ha, meno ne metta!
Ma nel supermercato della politica, si sa, il giorno dopo le elezioni la raccolta punti è già scaduta. Tante o poche, le promesse da campagna elettorale sono come quelle dei marinai: rigorosamente disattese. Ricordate il buon proposito per risolvere il conflitto d’interessi? E tutte le promesse di abbassare la pressione fiscale?
Non si tratta di un atteggiamento di una fazione piuttosto di quell’altra. Non c’è destra né sinistra che tenga. L’unica differenza tra i governi consiste nel tempo necessario agli elettori a rendersi conto di essere stati gabbati con lo specchietto per le allodole dei punti elettorali.
Chi ha in mano lo scettro del potere viene infatti attratto dal sottile fascino dell’immobilismo. Ne parla Antonello Caporale nel suo libro Impuniti:
“Se decidere è un rischio, allora conviene non farlo. Si sta più sicuri nella botte di ferro dell’immobilismo. Non è più saggio prendere tempo, sine die? Tenere il piede in tante staffe quante sono le opzioni di scelta? […] La gente dimentica chi non fa nulla, e spesso non lo sa nemmeno. E poi si può sempre rinviare e promettere per la prossima legislatura, o dare la colpa ai predecessori”. Un atteggiamento, ahimè, bipartisan. Vi sfido a raccontarmi la storia di un solo politico, grande o piccolo, che abbia veramente mantenuto le promesse fatte.