SABRINA PINDO

È di ieri la notizia del rinvio a giudizio disposto dalla Cassazione nei confronti del Gip Clementina Forleo. Il procuratore generale della sezione disciplinare del Csm, infatti, ha deciso che il procuratore di Milano sarà processato il prossimo 27 giugno. Oggetto del rinvio a giudizio è l’ordinanza con la quale, nel luglio scorso, la Forleo aveva richiesto alle Camere l’autorizzazione ad utilizzare delle intercettazioni telefoniche riguardanti il caso Bnl-Unipol. Le inchieste sulle scalate bancarie avrebbero infatti coinvolto alcuni parlamentari, tra cui Massimo D’Alema e Piero Fassino.Repubblica.it racconta la notizia con un articolo titolato:

Forleo, pg Cassazione dispone rinvio a giudizio
[…]Al magistrato nel capo di imputazione si contesta “l’abnormità del provvedimento – ha spiegato il procuratore di Asti, Maurizio Laudi, che assisterà Forleo nel giudizio – perché avrebbe anticipato una sorta di valutazioni di responsabilità di parlamentari che non erano iscritti nel registro degli indagati”. Forleo avrebbe “esorbitato dalle motivazioni del provvedimento”.

Mi chiedo se nel 1992 e anni successivi, nella grande tormenta di Tangentopoli, ci si sia mai posti il problema dell’abnormità.

Negli anni in cui le inchieste dei magistrati facevano saltare le teste dei capi politici, quando i giudici si proponevano di scovare il marcio nella classe dirigente, ci si fermava con le indagini perchè si stava ipotizzando troppo?

E ancora: se non si indaga a fondo e ad ampio spettro, anche facendo delle ipotesi pesanti, come si possono eliminare i dubbi più gravi? Non è esattamente questo il compito di un magistrato: controllare, scovare, fare ipotesi, verificare?

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