scontrinoCARLO TECCE

Non si scrive in prima persona. Non si deve confondere il giornalismo con il protagonismo. E’ successo a me, però. Devo raccontare. Mi scuso. Dicevo: è successo a me, sarà successo a centinaia, migliaia di persone. Sabato sera sono andato al ristorante. Il sabato al ristorante è una tradizione, più forte della recessione reale o finanziaria (che prima o poi sarà pure reale). Il locale è pieno, stretto, invaso da odori della vicina cucina, minuscola e più affollata della sala. Non ho mai fatto ristorazione né il commerciante, ma scommetto che questa osteria – esclusiva, sempre stracolma – incassa migliaia di euro al giorno. Non fa la fattura, non fa lo scontrino. Niente. Ti presenta un conto su foglio bianco, paghi e alla prossima. Lunedì è stato sciopero dei trasporti. I taxi sono felici, dovrebbero baciare le licenze, se non le hanno già trasformate in reliquie da venerare, visto che un foglio del genere ti cambia la vita ormai. Dieci metri prima dell’arrivo, guardo il contatore: dice 5 euro e 70 centesimi. Leggi tutto

marrazzoMARCO MORELLO

Quando la cultura chiama, Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, risponde con verace entusiasmo. Sgombra subito l’agenda con una pennellata decisa di bianchetto e non dà nemmeno un’occhiata distratta al portafoglio. In fondo, perché dovrebbe? Tanto a saldare il conto, e che importa se è parecchio salato, provvedono ancora una volta i cittadini.
I fatti: a inizio settembre il governatore viene invitato a Venezia per partecipare alle «Giornate degli autori», una rassegna autonoma che si sviluppa in parallelo alla celeberrima Mostra organizzata dalla Biennale. Il governatore deve intervenire a un’affollata tavola rotonda fissata per il pomeriggio di martedì 2, alle ore 15.30. E i cui relatori sono in tutto una dozzina, chiamati a esprimersi su un tema di indubbia attualità e urgenza: «un’analisi aggiornata dei rapporti tra cinema, reti e nuove piattaforme tecnologiche».
Occorre sostegno morale, il dibattito rischia di infuocarsi fino a diventare scottante, il sudore può scorrere copioso, e allora Marrazzo decide di premunirsi: parte alla volta del lido portando con sé non una, non due, non tre, ma la bellezza di cinque persone. Con lui si muovono il segretario generale, due gentili signore della segreteria delle relazioni esterne e comunicazione, il responsabile delle relazioni di cui sopra e un membro della scorta. Una claque ben strutturata, i cui spostamenti costano all’incirca 8mila euro, per la precisione 7.970 iva inclusa. Ovvero poco più di 1.300 euro a testa per uno spostamento di meno di 48 ore. Più o meno quanto una crociera ai Caraibi di una settimana. Esattamente quanto una cena per quattro persone a Villa Piccolomini, secondo il listino in vigore a fine ottobre 2007. E ogni riferimento è puramente casuale.
Il conto della sortita in laguna, l’avrete già capito, è andato a pesare sul già disastrato bilancio della Regione, per effetto di una determinazione datata 29 agosto 2008. Un documento che, peraltro, abbonda di spunti di riflessione già nelle prime righe: quella cifra, a ben vedere un po’ altina per sei viaggiatori, si giustifica con «l’urgenza di provvedere tempestivamente, in vista della prossimità dell’evento, e l’impossibilità di procedere alla consultazione di più agenzie di viaggi nel limitatissimo tempo disponibile». Detto in altro parole: non solo sono partiti in massa, ma si sono affidati a una sola agenzia senza consultare le altre, scartando l’eventualità di trovare uno sconto o, magari, un last minute. Quella è roba per i cittadini, gente semplice, che deve fare economia, mentre 7.970 euro sono una spesa «ritenuta congrua» per il governatore e il suo staff, come beffardamente si afferma in chiusura di determinazione. Leggi tutto

sorrisoUn lettore mi ha scritto: e io che navigo fra il cinque il sei cosa dovrei fare, spararmi?
Capisco che il tema della mediocrità e del suo opposto (il talento) venga confuso con gli estremi della scala: il mediocre è un cretino, o giù di lì; il talentuoso è un cervellone, o giù di lì.
L’esemplificazione, sbagliata, nega la radice della denuncia contenuta nel libro: la mediocrità, come io la intendo e come si vede espandersi, si sviluppa nella più assoluta irresponsabilità, nella dimenticanza del minimo senso del bene comune. Ho scritto, e qui ripeto, che il mediocre non è un fesso. E’ colui che all’inazione dà un valore positivo; all’incompetenza offre una difesa e una tutela corporativa. Il mediocre è colui che non ha passione e non si applica ma vuole indicare, correggere, dirigere. Comandare. Il talentuoso (un bravo falegname, un bravo orafo, un bravo barista o un bravo fisico) unisce invece alla passione innata la fatica dell’applicazione costante. E dunque mi sembra ragionevole che quest’ultimo riceva più opportunità di lavoro e di successo. Non di meno.
Chi sbadiglia a scuola non necessariamente deve puntare al Cnr. Si può fermare al diploma, magari. Lui sarà comunque felice o soltanto soddisfatto per aver raggiunto con il minimo sforzo un risultato apprezzabile. E però avrà lasciato un posto libero al Cnr a colui/colei che ha più studiato, che ha mostrato energia creativa, passione. In una parola: talento.
Senza sentirsi offesi io direi: la questione è solo questa. Finisce qua.

SERENELLA MATTERA

Rinnovamento. Largo ai giovani. Sull’onda della manifestazione del Circo Massimo riprende fiato il mantra che ha accompagnato fin dalla nascita il Partito democratico: il ricambio della sua classe dirigente. Si può fare? Walter Veltroni, in realtà, ci aveva già provato. Forte della strabordante vittoria alle primarie, fresco di consacrazione nell’Assemblea Costituente, il 4 novembre 2007 il segretario ha tenuto a battesimo un organo del tutto inedito, che avrebbe dovuto indicare una nuova via: l’Esecutivo.
Veltroni lo presentava così: “Una compagine innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista del Pd”. Cos’era? Un organismo a maggioranza femminile (e questa la prima innovazione: 9 donne, 8 uomini), in cui spiccava l’assenza dei soliti grandi nomi e la presenza di giovani professionisti della politica (Andrea Orlando, classe 1969, Andrea Causin, classe 1972), esponenti della società civile (Maria Grazia Guida, presidente del Centro Ambrosiano di Solidarietà di Milano), dell’imprenditoria (Maria Paola Merloni, ex presidente della Confindustria-Marche), del sindacato (Annamaria Parente, della Cisl), dell’ambientalismo (il presidente di Legambiente Roberto della Seta) e della cultura (lo scrittore Vincenzo Cerami). Un gruppo di vasta e varia esperienza, sotto la guida del veltroniano Goffredo Bettini. Avrebbero dovuto traghettare il Pd nella fase costituente. E invece… Leggi tutto

Un merito, se c’è, di questo libro è che sia stato pubblicato in questo preciso momento. In questo preciso momento era il titolo di un festival letterario a cui partecipai. Questo è il momento infatti di sistemare almeno concettualmente, far avanzare, far progredire avrebbe detto Gramsci, la consapevolezza che una fetta intera della società è senza speranza e praticamente senza futuro.
Ho seguito ieri la manifestazione degli studenti romani. Mi ha colpito uno striscione: “Facoltà di Scienze della formazione primaria. Fregati in partenza?”. Sì, fregati in partenza.
Un libro è solo un libro, vero. C’è dentro la fatica di un racconto che illustra l’Italia di diritto e di rovescio. La buona e la cattiva. A un libro si abbina il rito della presentazione. Stanzette e vecchietti, qualche sbadiglio e, se va bene, qualche incazzatura. Autografi, dieci o venti o trenta volumi venduti. Poi a casa.
Vorrei negare a questo rito la legittimità di ritenersi imprescindibile, vorrei dare a questo libro una dignità maggiore, vorrei che segnasse di più questo tempo, che aiutasse di più, che movimentasse di più.
Voglio trovare luoghi larghi e partecipazione. Vorrei che si formasse una catena, un passaparola.
Un libro è un libro ma, a volte, è una miccia.

sensolussoFLAVIA PICCINNI

Sono la moda e il lusso a crescere e a confermarsi una garanzia della borsa, perfino in uno scenario economico incerto come quello del 2007. Certo, i ritmi sono inferiori rispetto a quelli degli anni precedenti, ma i dati di Fashion&Luxury Insight, il rapporto annuale di Sda Bocconi, Altagamma ed Ernst&Young sullo stato di salute delle grandi società quotate del settore parla chiaro. L’analisi dei bilanci di 75 società quotate in tutto il mondo, con vendite superiori ai 200 milioni di euro ciascuna e un fatturato complessivo di 240 miliardi di euro l’anno, rivelano una crescita media delle vendite rispetto al 2006 al 7,8 per cento (10,5 per cento l’anno precedente). Insomma, il lusso va benissimo. E tutto il resto crolla, precipitando in un baratro.
Mentre leggo i dati dettagliati, penso alla sciura milanese e alla popolana napoletana, quelle che ho inseguito per il libro e che tanto mi hanno impressionato. Penso alla commessa di Prada che guadagna un terzo delle borse che propone a clienti insicure, incerte, ricche. E il sistema lusso mi fa riflettere, mi affascina e allo stesso tempo mi inquieta.

Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L’istinto della ribellione che da bambino era contro i ricchi, perché non potevo andare a studiare, io che avevo preso 10 in tutte le materie nelle scuole elementari, mentre andavano il figlio del macellaio, del farmacista, del negoziante in tessuti.


MANUELA CAVALIERI

“La classe di origine continua ad avere effetti sulla classe di destinazione, anche tenendo conto dell’istruzione. Più la classe di origine di un individuo è privilegiata, meno è importante la sua istruzione nel determinare dove egli andrà a collocarsi all’interno della struttura di classe. Le prove attualmente disponibili gettano molti dubbi sull’ idea di un inevitabile avvicinamento a una meritocrazia basata sull’istruzione”.
John Goldthorpe
(Sociologo, docente a Cambridge e Oxford)

“La situazione al Santa Caterina? Tutto regolare. Lezioni regolari. Buongiorno”.
Salvatore Carfagna
(Preside dell’Istituto Tecnico Santa Caterina di Salerno e padre del ministro delle Pari Opportunità)

Studenti e docenti in rivolta. I fondi italiani destinati alla cultura e alla ricerca, già notevolmente insufficienti ed assai lontani dagli standard europei, subiranno ulteriori decurtazioni. Oggi l’Italia investe 1.500 euro in meno per studente rispetto all’Europa e addirittura 12.000 euro in meno rispetto agli Stati Uniti. Cifre che indignano quel che è rimasto della coscienza civile di questo Paese; cifre che spiegano eloquentemente le ragioni del brain drain. Non solo numeri. Il declino dell’istruzione e della ricerca non è un problema per ricchi e benestanti però. Chi è nato con la camicia è destinato a cadere sempre in piedi. Il X Rapporto Almalaurea rivela che il nostro è uno dei Paesi a maggior immobilità sociale. Secondo l’indagine, il 44% dei padri architetti ha un figlio architetto; il 42% degli avvocati ha un pargolo giurista; il 41% dei padri farmacisti ha un erede a cui lasciare l’esercizio; il 39% degli ingegneri ha un figlio ingegnere; il 39% medici ha un dottore tra la prole. Per i figli di operai e impiegati le cose si complicano. Poche e faticosissime le possibilità di carriera ed avanzamento sociale.
Ma queste questioni non impongono serie riflessioni.
Meglio parlare del grembiulino, nodo nevralgico dei dibattiti italiani