raffaele-cantoneManette a Roma, avvisi di garanzia a Milano, carabinieri ovunque. L’Italia è tornata in forma smagliante.

Sia a Roma che a Milano si arresta o si indaga per fatti avvenuti prima della costituzione dell’Anticorruzione.

Però Raffaele Cantone, il dio dell’anticorruzione, lo smacchiatore del tempo renziano, si ritrova a fare i conti con la storia di sempre.

Raccontiamo per bene ogni cosa. La vicenda della Piastra dell’Expo è stata totalmente fuori dal nostro controllo. Abbiamo solo messo le mani su una carta e l’abbiamo trasmessa immediatamente in Procura.

Milano, la capitale morale d’Italia. Chi lo disse?

Dissi che si era messa sulla strada di un ritorno alla sua antica identità: capitale dell’etica e della moralità. Milano ha avuto la capacità di riprendersi dalla crisi. Questo dissi e questo confermo.

Infatti.

Infatti un corno, mi scusi. Che Expo fosse nata dentro la nebbia delle connessioni spurie è cosa talmente risaputa che proprio per diradare la nebbia fu costituita nel 2014 l’Autorità che presiedo. Lei mi chiede di documentare atti precedenti al mio arrivo, di rispondere di fatti dei quali non sono mai stato a conoscenza. Facevo il giudice quando tutto questo accadeva.

Dottor Ponzio Pilato.

Non sono abituato a sfuggire alle critiche, può scrivere quel che le pare ma la verità non deve essere confusa e deviata dall’analisi approssimativa, da una sintesi colorita ma non coincidente con la realtà.

Cantone, la madonna pellegrina della moralità. Ovunque ci fosse un problema, ecco che lei appariva. Portato in spalla da Matteo Renzi, chiamato ovunque a dare una mano di bianco su un muro inzaccherato dal fango.

Forse in qualche occasione è potuto accadere che io sia stato strumentalizzato.

Forse lei si è lasciato volentieri strumentalizzare.

Sono aperto all’autocritica, non si aspetti che mi rappresenti come un intoccabile.

La sua immagine ha costituito l’equivalente di un consorzio fidi per un debitore in difficoltà.

Le ho già detto che non mi tiro indietro di fronte all’autocritica.

Qualcuno la tirava per la giacca e così tanto che adesso appare un po’ slabbrata.

Può darsi, ecco.

E può darsi sì!

Convenga però con me che l’istituzione di questa Autorità ha costituito una rispettabile inversione di tendenza in una materia, come quella della corruzione, che è piaga civile prima che politica.

Marra.

Fatti del 2013 e lo si arresta per episodi accaduti durante il mandato del sindaco Alemanno. Cosa avrei dovuto vedere?

Non lo so, c’è stato un vasto scambio di documenti tra il Campidoglio e il suo ufficio.

Su ben altre questioni. Si trattava di valutare la congruità degli emolumenti della Raineri. Su Romeo e Raineri abbiamo scritto e detto cose pesantissime. La nostra relazione è stata durissima, perché non la legge? Se la legga.

Quell’apparizione da Obama, portato in dote, anzi in conto capitale. Un giudice che diviene testimonial governativo.

Lei la pensa così?

In tutta franchezza sì.

Io ci andrei altre dieci volte da Obama.

Capperi!

Buongiorno.

da: Il Fatto Quotidiano, 16 dicembre 2016

Share Button

One thought on “Raffaele Cantone: “Può darsi che mi abbiano strumentalizzato”

Lascia un commento

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong> 

necessario