Allo zoo di 105 un’atmosfera straordinaria. Rare volte mi sono capitate presentazioni del libro così intense, e altrettante rare le volte in cui il piacere di esserci si è trasformato in una gratitudine viva. Concetti piuttosto impegnativi planati indisturbati attraverso miliardi di parolacce. Miracoloso connubio uomo-animale.

Uno studio di come è organizzata di fatto la struttura ideologica di una classe dominante: cioè l’organizzazione materiale intesa a mantenere, a difendere e a sviluppare il «fronte» teorico o ideologico. La parte piú ragguardevole e piú dinamica di esso è la stampa in generale: case editrici (che hanno implicito ed esplicito un programma e si appoggiano a una determinata corrente), giornali politici, riviste di ogni genere, scientifiche, letterarie, filologiche, di divulgazione, ecc., periodici vari fino ai bollettini parrocchiali. (…) La stampa è la parte piú dinamica di questa struttura ideologica, ma non la sola: tutto ciò che influisce o può influire sull’opinione pubblica direttamente o indirettamente le appartiene: le biblioteche, le scuole, i circoli e clubs di vario genere, fino all’architettura, alla disposizione delle vie e ai nomi di queste.
Non si spiegherebbe la posizione conservata dalla Chiesa nella società moderna, se non si conoscessero gli sforzi diuturni e pazienti che essa fa per sviluppare continuamente la sua particolare sezione di questa struttura materiale dell’ideologia. Un tale studio, fatto seriamente, avrebbe una certa importanza: oltre a dare un modello storico vivente di una tale struttura, abituerebbe a un calcolo piú cauto ed esatto delle forze agenti nella società. Cosa si può contrapporre, da parte di una classe innovatrice, a questo complesso formidabile di trincee e fortificazioni della classe dominante? Lo spirito di scissione, cioè il progressivo acquisto della coscienza della propria personalità storica, spirito di scissione che deve tendere ad allargarsi dalla classe protagonista alle classi alleate potenziali: tutto ciò domanda un complesso lavoro ideologico, la prima condizione del quale è l’esatta conoscenza del campo da svuotare del suo elemento di massa umana.

Quaderni del carcere
Materiale ideologico, Passato e presente

I fattacci in Europa e oltreoceano sono conosciuti, studiati, analizzati. E in qualche modo si è sviluppata nella coscienza pubblica e sulla stampa un’azione di compensazione inibitiva: se fai quello non potrai far questo. Se ti comporti così, devi rinunciare a quell’ufficio. E’ un contrasto che non giudica la morale ma solo le conseguenze pubbliche di una condizione privata particolare. E’ la difesa dell’integrità della pubblica funzione, della impermeabilità a qualunque ricatto che il potere dovrebbe in teoria assicurare. I fattacci italiani, invece, sono stati insabbiati oppure tenuti sospesi nell’alveo magico del gossip. Derubricazione di un fatto da grande a piccino, da politico a personale, da pubblico a privato. Vicenda da buco della serratura. Scandalo rosa, evento futile, roba da rotocalco popolare, rivista per ingannare l’attesa dal parrucchiere. Gossip. Parola fino a qualche anno fa utilizzata soltanto dagli addetti ai lavori e oggi, non a caso, entrata nel lessico comune a discriminare i fatti importanti da quelli irrilevanti. L’universo di questi eventi è stato fatto rientrare in una no fly area, in una zona interdetta al racconto e al giudizio. Una sorta di immunizzazione popolare, complice una stampa e soprattutto una televisione reticente, ha reso incerte e buffe le vicende che hanno riguardato il tragitto dei corpi di tante ragazze dal punto di partenza alla finale destinazione. Leggi tutto

Per evitare che chi volesse leggere ‘Peccatori’ lo prenda quasi per un istant-book, costruito su tutta la ‘robaccia’ che sta alimentando le cronache di questi mesi (e anche, purtroppo, di questi giorni), il suo autore, Antonello Caporale, premette quasi immediatamente che il libro nasce, invece, dalla lettura di un saggio del teologo Vito Mancuso sul fatto che, in Italia, manca una religione civile. Argomento delicatissimo in un Paese che da sempre si vanta di essere sensibile e attento alle problematiche dell’etica e che, invece, si ritrova a doversi confrontare, giorno dopo giorno, con una crisi di valori che riguarda, trasversalmente, tutti gli strati sociali: da quelli piu’ alti sino alla base della piramide della nostra societa’, dove ognuno, guardando alla vita dalla propria prospettiva, si e’ disegnato un canone e pretende che anche gli altri lo rispettino. Il tutto seguendo il filo dei Comandamenti, di come le dieci regole spesso siano interpretate a seconda della convenienza personale e non per quello che dovrebbe essere un comportamento generalizzato. E’, quella descritta da Caporale, giornalista dalla prosa e dalla parole tagliente, una realta’ che e’ difficile non riconoscere in quella che, quotidianamente, si propone all’attenzione di chi la vive. Leggi tutto

Benvenuti a Rieti, «luogo di una delle più resistenti bugie dall’unità d’Italia ad oggi. E’ una promessa elettorale che si rinnova da un secolo e mezzo. Mai mantenuta ma sempre confermata, vidimata, annunciata come prossima». Indovinato di che si tratta?
Bravi, la ferrovia Rieti-Roma. Ne scrive diffusamente Antonello Caporale nel suo ultimo libro “Peccatori”, ovvero gli italiani nei dieci comandamenti a proposito dell’ottavo, non dire falsa testimonianza. Ma magari dal primo che si spericolò a promettere un “ponte tra due mari” – il delegato apostolico di Ascoli Piceno, il 15 luglio del 1846 – per parecchi sarà scattata una prescrizione assolutoria. Gli ultimi però sarebbero ancora perseguibili: «la troika Lunardi-Cicolani-Rositani che nel maggio 2003 illustra uno sfarzoso progetto per avvicinare Rieti alla capitale» e, da ultimo, Fabio Melilli e la sua prima giunta, che nel dicembre 2008 promettono «un treno veloce per la città eterna(mente) lontana in un’ora e 40 minuti» in un orario «scomodo se non proprio inutile per studenti e lavoratori, una presa in giro costata 700mila euro».
Tra il delegato apostolico e l’ecumenico presidente sfila tutta la Rieti che conta da metà Ottocento ai primi del Duemila, già oggetto degli studi (e di due libri) di Roberto Lorenzetti, dal deputato Luigi Solidati Tiburzi – che nella sua Contigliano almeno il treno ce lo fece passare per davvero, il 16 ottobre 1833, anche se andava o a Terni o a L’Aquila – al podestà Marcucci, che con Benito Mussolini perorò la causa “della costruzione ferroviaria Rieti-Fara Sabina fino al “senatore Angelo Cicolani, che nel marzo del 2006 inneggiò al Cipe: «Con i 90 milioni di euro per la Passo Corese-Osteria Nuova la strada è in discesa».
Ma guai a prendercela solo coi politici, come dice la ggente: «Vogliamo credere in qualcosa, odiare qualcuno. Vogliamo sognare o disperarci. E loro ci accontentano». Tutto qua.

(dal Messaggero dell’1 novembre 2009)

di FABRIZIO D’ESPOSITO per Il Riformista

Impuniti. Poi Mediocri. Adesso Peccatori. Antonello Caporale conclude per Baldini Castoldi Dalai la sua originale trilogia sugli italiani. Caporale è un giornalista di Repubblica, che a un certo punto si è stufato della cronaca e dei retroscena di Palazzo ed è andato a guardare il paese reale. Così il passo dal quotidiano al libro è stato brevissimo. In tre anni, Caporale ha raccontato con il suo stile rotondo e acuminato al tempo stesso, ossessionato dai dettagli, una repubblica fondata sugli sprechi e i privilegi (Impuniti), che caccia i suoi talenti migliori e venera tronisti e veline (Mediocri). Stavolta è il turno dei nostri peccati. Tanti. Peccati civili, però. Perché in Italia manca una religione civile: «Non c’è un Dio laico sopra la nostra testa, non c’è una religione civile che ci tenga uniti e dia decoro alla nostra cittadinanza. Ci sentiamo soli e dispersi. L’unica tavola che ricordiamo, forse, è quella dei dieci comandamenti».
In un paese che «ha smarrito la bussola, e forse nemmeno la cerca più», Caporale “legge” quest’Italia berlusconiana, e prima ancora democristiana, ma sempre furba e senza etica, alla luce del decalogo che Dio dettò a Mosè sul Sinai. I toni però non sono da censore. Anzi. Con sguardo disincantato e senza pregiudizi, l’autore muove la sua ricerca «da un fenomeno che si è fatto religione: il berlusconismo». Di fronte al quale, non c’è demonizzazione che tenga. Molto più semplicemente l’Italia si è arresa al Cavaliere che «trasforma l’apparenza in realtà». Il problema è sì lui, «dittatore, duce, satrapo, imperatore, sultano, zar», ma anche e soprattutto l’atroce paura di Gaber buonanima: «Non temo il Berlusconi in sé. Temo il Berlusconi in me». Illuminante l’amara battuta di Roberto Benigni che Caporale riporta per dimostrare quanto sia cambiata la percezione del peccato nel nostro paese: «Clinton negava e invece a Berlusconi gli piace farlo sapere». Il riferimento è agli scandali sessuali del presidente del Consiglio, dalla minorenne di Casoria alla matura escort di Bari. Leggi tutto

GIUSEPPE NAPOLI

Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca prova a fare outing. A modo suo, ovviamente. Considerata la sua riconosciuta inclinazione etero. Ed ha scelto la suggestione natalizia per farlo. I colori delle tradizionali luminarie che ogni anno bardano come carrozze principesche le strade del centro cittadino. Esattamente come accade da un paio d’anni a questa parte a Torino e Madrid: le luci d’artista hanno la stessa “firma”. Con la differenza che, stavolta, la mano dell’istrione che ha disegnato l’allegoria di Natale ha deciso di omaggiare (anche) il mondo omosessuale. Scegliendo di inserire nel luccichio di cuoricini e stelline, due triangoli sovrapposti dal chiaro richiamo alla stella di David, simbolo della comunità ebraica mondiale sopravvissuta alla Shoah. Secondo l’interpretazione simbolica corrente. Il retropensiero, però, sarebbe anche un altro. Perchè il doppio triangolo -uno col vertice rivolto verso il basso e l’altro con la punta verso l’alto- è uno dei simboli legati all’universo gay. Lesbiche incluse. Cos’è? Un sottile gesto di apertura nei confronti del mondo omosex della città? I pannelli natalizi al centro della singolare trovata sono quelli sistemati lungo via Diaz, la traversa che fa da angolo al bar Moka. In pieno centro cittadino, insomma.
La tentazione è forte. Tutti col naso all’insù. Per il momento a luminarie spente, perchè il magico bottone verrà pigiato solo il prossimo 6 novembre. Una data che rischia di diventare storica, per Salerno. Perchè a luci accese, si capirà se l’icona omosex sarà in grado di smontare la dicotomia etero-gay e di azzerare retaggi culturali ancora legati al distinguo sessuale. De Luca, da parte sua, sembra far chiarezza in merito: «Abbiamo deciso di lasciare questo simbolo come segno di solidarietà al mondo omosessuale in un momento delicato scandito dagli ultimi gravi fatti di cronaca». Leggi tutto

Il treno l’ha già restituita a Messina, da dove era scappata tre anni fa. Non serve. Almeno lei non serve più al Nord. Il lavoro che c’era non c’è. Il preside della scuola di Varese non ha bisogno più di lei, la supplenza temporanea in lettere non è stata rinnovata. I tagli, il calo degli iscritti. E’ “perdente posto”. Quindi perdente vita, perdente marito. Elena è neodisoccupata, neodisperata e anche neosingle. Elena ha 33 anni, sposata da due. «Abbiamo fatto i conti, e i millecento euro di Francesco, mio marito, non sarebbero bastati per una vita appena decente, una casa appena decente. L’affitto del bilocale dove abitiamo a Milano è di 630 euro. Duecentocinquanta di bollette. E poi?». In due non si può. Chi resta e chi parte. E’ toccato a lei prendere il treno. «A Firenze però è salita gente che andava a manifestare a Roma, erano i precari della scuola. E io? Avevo insegnato a singhiozzo per due anni a Varese, supplente temporanea ma mi era andata piuttosto bene. Sei mesi qui al posto di una collega in gravidanza, due mesi là per sostituzione malattia. Fino a ieri, quando ho capito che non c’erano speranze». Leggi tutto

GIUSEPPE NAPOLI

Metti una procace venezuelana ed una caliente spagnola tra le lenzuola del pruriginoso immaginario sessuale. Aggiungi un appartamentino fuori mano lontano dagli occhi indiscreti di moglie e fidanzata e shekera il mix infilandoci nel reggiseno dell’una o dell’altra un bel regalino da 100 euro. Essì, perchè la tariffa è questa: 100 euro per mezz’ora di sesso sfrenato. Senza tabù. Senza freni inibitori. E del resto non potrebbe essere diversamente visto che si tratta di sesso a pagamento, con buona pace di tutti quei falsi puritani ed inquisitori del sant’uffizio che continuano ad imprecare di fronte al frenetico e bollente viavai di maschietti con la camicia fuori dai pantaloni. E’ il boom, nemmeno poi tanto sommerso, delle case chiuse. Nascoste in normalissimi condomini del centro cittadino o dell’agglomerato suburbano. Meglio ancora in periferia. Appartamentini in fitto. Monolocali dall’arredamento essenziale trasformati in harem del sesso. Vere e proprie case-chiuse a conduzione singola. Disseminate ovunque. A gestirle sono donne insospettabili della porta accanto, cordiali e sorridenti. Impiegate di giorno o anche nullafacenti che fino a poco tempo fa battevano il marciapiede della costa sud di Salerno per pochi euro. Ma, ora, a letto si sono trasformate in irriducibili mercenarie del sesso. Vere e proprie contabili dell’hard. Altro che 20-30 euro. Manager di se stesse e, soprattutto, del proprio corpo. Altro che schiave. Il do ut des legato alla scambio soldi-sesso diventa un feticcio nelle mani di prostitute capaci di concedersi, adesso, per non meno di 100 euro. Denaro al netto di qualsiasi forma di tassazione legalmente riconosciuta. Questo è sesso no tax, con buona pace di chi continua a dibattere sull’opportunità o meno di riaprire le casine del piacere chiuse dalla legge Merlin. Fiumi di denaro che finiscono dritti nelle tasche di queste assatanate prostitute-manager dal conto in banca a cinque zeri. E che rappresentano l’immagine più evidente delle nuove frontiere del mestiere più antico del mondo. Messo al bando negli ultimi tempi dallo scatto morale di quelle istituzioni che si sono ricordate dei boulevard del sesso gestiti dalla criminalità rumena ed albanese. Nigeriana e nostrana. Esattamente com’è accaduto a Salerno. Leggi tutto