Cosenza è la città dei Bruzi, l’Atene della Calabria per la sua Accademia. Si arrampica su di un pendio dal quale domina la valle del Crati. E proprio a Cosenza va in onda il più straordinario match politico. Centrodestra e centrosinistra hanno schierato nel collegio uninominale, pur di rendersi reciprocamente la pariglia, candidati scambisti, in qualche modo scambiati, naturalmente e perfettamente ubiqui. Giacomo Mancini (Pd), di nobile famiglia socialista, ha fatto garrire la bandiera riformista di qua e di là. Il suo solido competitore, Paolo Naccarato, raccoglie invece per Forza Italia la fiaccola democristiana con la quale si è fatto luce, nel recente passato, di qua e di là. Quel che segue è il confronto verbale tra i due contendenti, pacato e responsabile, con isolati e trascurabili acuti.

Mancini: Mi state manganellando perché sono candidato nel Pd al Parlamento ma primo dei non eletti in Regione con Forza Italia. Dimenticando però due cose: la linearità del mio percorso e il fatto, incredibile, che il mio competitore ha fatto l’andirivieni che davvero fa paura.

Naccarato: Questo non permetto a nessuno di dirlo. Proprio no. Sono sempre stato l’interprete autentico della fede democratico cristiana. E quella fede mi ha fatto sostenere, a prescindere, tutti i governi del Paese. Chi fa politica, e qui ci vuole la P maiuscola, antepone l’Italia al proprio destino.

Mancini: Ma lui ha fatto l’accordo anche con la Lega alle scorse elezioni, si è inventato una lista, mi pare 3L, per passare con il centrodestra dopo che era stato sottosegretario nel governo Prodi.

Naccarato: Effettivamente ho creato, ed è stata un’invenzione straordinaria, la Lista 3L permettendo la volta scorsa a Salvini di fare le candidature da Roma in giù. Però, come benissimo si può verificare, io nel gruppo leghista del Senato ho fatto sosta per un giorno soltanto. Poi subito al Gal, col quale ho concluso il mandato parlamentare. Leggi tutto

Finora in tv si mascherava o camuffava la voce solo il pentito di mafia o chi – svelandosi – poteva andare incontro a un pericolo imminente e gravissimo per la propria incolumità. Ma i tempi cambiano e anche i pericoli, ugualmente seri, subiscono un downgrade. Qualche giorno fa Agorà, il programma mattutino di Raitre, ha convinto a parlare un ciclofattorino offrendogli di sistemare una maschera sul viso e modulare la sua voce come un vecchio indiano dell’Ohio. Il ciclofattorino non farebbe un lavoro granché pericoloso: deve portare in bici la pizza, oppure altre pietanze o anche oggetti che ordiniamo da casa. Le buche in strada dovrebbero costituire il principale fattore di rischio, togliendo dagli eventi perniciosi il sugo di pomodoro. Il pericolo oggi, come quella maschera drammaticamente ci dice, è conservare il lavoro, anche il più modesto com’è questo, anche se pagato solo quattro euro l’ora, anche se si è senza contratto, anche se si lavora a chiamata. Mai protestare, men che mai spiegare agli altri come ti trattano. In silenzio, sempre. O, per i più coraggiosi, con una maschera da bandito.

Buongiorno Medioevo.

da: ilfattoquotidiano.it